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Inaugurazione Anno Accademico 2000/2001
           
Il discorso inaugurale del Magnifico Rettore, Prof. Pier Ugo Calzolari

L’apertura dell’anno accademico 2000-2001, avvenuta il 2 dicembre nell'Aula Magna Santa Lucia, si è svolta all’insegna del tema della ricerca scientifica.
Dopo la relazione del Rettore e la prolusione “Goethe e il futuro” del prof. Alberto Destro, del Dipartimento di Lingue e letterature straniere dell’Università c'è stato l’intervento del Premio Nobel per la fisica prof. Carlo Rubbia, ora presidente dell’Enea.
Pubblichiamo integralmente la relazione del Magnifico Rettore prof. Pier Ugo Calzolari.

Signor Sindaco, Signor Presidente della Regione, Eminenza, Signor Prefetto, Autorità civili e religiose, chiarissimi Colleghi docenti, cari Colleghi dei corpi amministrativi e tecnici dell’Ateneo, carissimi Studenti, Signore e Signori,
L’Università di Bologna si trova in una fase di profonda trasformazione, non tanto perché è cambiato di recente il suo governo, ma per la radicale riforma degli ordinamenti didattici che ha già impostato, che già sta sperimentando in alcuni ambiti ristretti e che vorremmo applicare alla totalità delle Facoltà con l’AA 2001-2002.

Non si sprecano aggettivi se si afferma che nemmeno la riforma Gentile aveva inciso in modo così radicale sulle strutture, sugli stili interni e sulle relazioni esterne. Non sono mancate, né mancano tuttora, le critiche a questo ardito disegno: che oggi è legge della Repubblica e da cui, senza esitazione, noi tenteremo di trarre ogni possibilità di nuovi e più fecondi sostegni allo sviluppo culturale ed economico della nostra società.

Il Rettore
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Credo che debba essere di comune soddisfazione in questa sala rammentare che questa difficile impresa sarà la prima anticipazione di quel sistema europeo di istruzione superiore che, proprio qui, fu delineato nel giugno ’99 dai ministri dell’università di 29 paesi europei. Tutto il mondo accademico fa oggi riferimento ai principi inclusi nella Bologna Declaration. Sembrò a tutti di buon auspicio lanciare la prima ipotesi concreta di armonizzazione dei sistemi e di costruzione dello spazio europeo dell’istruzione superiore proprio qui, a Bologna, dove per la prima volta si affacciò alla finestra della storia una delle istituzioni più longeve e più vitali.

Abbiamo alcune anticipazioni sui possibili effetti della riforma, giacché in alcuni settori di questo Ateneo essa è già in sperimentazione. Ebbene, pur con tutta la prudenza sulla generalizzazione di questi dati (che non può arrivare fino ad ignorarli), i risultati sono eccellenti: raddoppiano gli studenti in pari con gli esami (dal 13 % al 26 %), aumenta di un terzo il numero di esami superati dagli studenti del primo anno (da 4,6 moduli in media a 6 moduli), si riduce di 1/3 il numero degli studenti che non è stato in grado di sostenere alcun esame (dal 23 % al 15 %).

Un osservatorio aperto sullo sviluppo dei nuovi ordinamenti ci consentirà di monitorare l’evoluzione degli aspetti strategici della riforma, come l’introduzione dei crediti didattici che obbliga la progettazione del processo a considerare lo studente come componente imprescindibile.

Il processo di armonizzazione europea dei sistemi nazionali di educazione superiore avviato a Bologna tenta di inseguire e di introdurre qualche principio d’ordine nel parallelo processo, esteso e straordinario, della formazione dello spazio europeo dell’istruzione superiore.

Ho usato la pudica espressione dei documenti europei (“spazio dell’istruzione superiore”), ma in realtà di un vero e proprio mercato dell’istruzione e delle professioni si tratta, all’interno del quale le università e i giovani competeranno in una contesa che non sarà né facile né clemente: i giovani per la conquista delle occasioni più vantaggiose, le università per quella dei giovani migliori o semplicemente degli studenti.

Legittimamente ascriviamo al successo dell’Alma Mater quell’oltre 50% di studenti provenienti da altre regioni: onestamente dobbiamo chiederci che cosa li tratterrà dal prolungare il loro viaggio e raggiungere i grandi atenei europei se non saremo in grado di offrire le stesse chances professionali, gli stessi servizi, gli stessi collegamenti. Che cosa li tratterrà dal momento che già ora i costi globali dello studio a Bologna sono tra i più elevati?

Ebbene, questa Università intende ostinatamente fare tutto ciò che è in suo potere per mantenere il contatto con il gruppo degli atenei leaders in Europa, adeguando i propri servizi agli standard europei, elevando la qualità della sua ricerca, offrendo ai suoi alunni nuove opportunità di lavoro, sperimentando con la società relazioni e raccordi innovativi.

Lo hanno colto i giovani che si affollano alle sue porte con immutato interesse, se è vero che si conferma lo stesso numero di matricole, pur in presenza di una forte riduzione della leva universitaria che ha prodotto in altri atenei rilevanti flessioni nelle immatricolazioni.

Senza indulgere ad ambigui trionfalismi, sarà pur lecito ricordare i risultati di alcune recenti indagini che collocano l’Alma Mater ai vertici della qualità tra gli atenei italiani. Ammettiamo pure la fondatezza delle critiche riservate ad alcuni criteri e strumenti impiegati, ma quando la distanza tra la collocazione più elevata (quella di Bologna, appunto) e la successiva risulta così consistente è difficile immaginare che risulti frutto del caso.

Io mi compiaccio di fronte a Voi di risultati dei quali porto un merito corrispondente ad una sola parte su 5200, giacché circa 5200 sono i dipendenti dell’Alma Mater. Semmai, tutti sappiamo bene quanto essi siano debitori della tenacia e della passione del mio predecessore, cui va il mio saluto e l’augurio di un felice futuro.

Dunque, continueremo ad espandere gli spazi dei laboratori e delle biblioteche per i nostri ricercatori, delle aule e dei laboratori per i nostri studenti, per gli uffici del nostro personale amministrativo, poiché, malgrado l’opera imponente di ampliamento durata un decennio, attualmente possiamo offrire spazi unitari che sono ancora la metà di quelli europei.

Ricordiamo alcune delle opere pi§ rilevanti portate a termine ed alcune di quelle che giungeranno a compimento nel prossimo futuro.

A cominciare dalla nuova sede della Facoltà di Agraria (circa 40.000 m2), fuori Porta San Donato, in uno splendido edificio nel quale la Facoltà si trasferirà entro la prossima primavera. Per proseguire con il nuovo Dipartimento di Scienza della Comunicazione, nell’area dell’ex-manifattura tabacchi, primo insediamento universitario in quell’area cui faranno seguito i grandi laboratori di cinema, musica e teatro in corso di progettazione.

In Palazzo Paleotti, in via Zamboni 25, potrete osservare un restauro ammirabile, che ha riconsegnato alla città una delle perle più preziose del rinascimento bolognese, e nel contempo constatare il rilievo che l’Ateneo conferisce alle attività di orientamento per gli studenti e di relazioni con il pubblico che esso ospiterà, nonché prendere visione di spazi attrezzati per lo studio da fare invidia alle migliori università nordiche.

Il Rettore

É in partenza la gara di appalto per il primo lotto di Ingegneria-2 al Lazzaretto, un’opera imponente, come quella che ad essa immediatamente seguirà e cioè il comparto del Polo delle chimiche e del dipartimento di Astronomia al Navile, già pronta per la gara europea di attribuzione. Se unite a queste opere il secondo lotto di Ingegneria-2 al Lazzaretto, la nuova Facoltà di Farmacia e il Dipartimento di Biotecnologie con il relativo Corso di Laurea, al Navile, avrete una dimensione esatta dell’ampiezza dei programmi che sono stati impostati e che intendiamo portare a termine.

Mi pare che, già di per sé, questo programma, sviluppato col supporto tecnico determinante della Finanziarie Fiere e la collaborazione costante dell’Amministrazione Comunale e della Sovrintendenza, sia sufficientemente espressivo della volontà e della capacità dell’Ateneo di collegarsi e di interagire con l’esterno.

Forse più ampi ancora i progetti impostati in Romagna, alcuni dei quali destinati ad essere ultimati nel prossimo anno.

A Ravenna sono in fase di ultimazione i Laboratori per le Scienze Ambientali e il Centro Servizi mentre è già stato acquisito il palazzo che ospita il Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali.

A Rimini è già pronta la palazzina per i servizi di diritto allo studio, in qualche mese sarà pronta la sede della Facoltà di Statistica e si darà il via all’ampia sede della Facoltà di Economia: il tutto in un comparto centrale, vasto ed aggregato che ben merita la denominazione di Cittadella Universitaria che già la identifica.

A Cesena abbiamo costituito una socieà per la gestione e l’esecuzione dei nuovi progetti edilizi, tra cui Ingegneria ed Architettura.

A Forlì si attende la disponibilità completa dell’area dell’Ospedale Morgagni per dar corso agli interventi che consentiranno di ospitarvi gran parte delle istituzioni universitarie.

É un programma imponente ma necessario per dare spazi adeguati a 101.276 studenti (dato dell’AA 99-00), a 22 facoltà, a 110 corsi di studio, a 71 dipartimenti, a 55 scuole di specializzazione, a 68 corsi di perfezionamento, dislocati in 5 poli geografici diversi.

É un programma necessario per dare sostegno ad un’estesa attività di ricerca che si è recentemente arricchita di nuove tipologie come l’individuazione e il finanziamento di centri d’eccellenza, i progetti pluriennali e il progetto “giovani ricercatori”.

Pur nell’angustia di un quadro di risorse preoccupante, sul versante della ricerca, della didattica e del diritto allo studio non intendiamo arretrare. La spesa globale per la ricerca ammonterà, nell’anno che si conclude, a circa 58 miliardi e sarà dello stesso ordine di grandezza in quello prossimo.

Completeremo l’iter avviato dallo Statuto Generale che costituisce i dipartimenti come sorgenti e regolatori dell’attività di ricerca. Ho già chiesto al Collegio dei Direttori di fornire una prima ipotesi sulla valutazione dell’efficienza scientifica dei dipartimenti.

La ricerca è il motore dell’Università, che ora deve muoversi, tuttavia, in due direzioni: quella tradizionale del confronto con la comunità scientifica internazionale, che è garanzia di indipendenza e di rispetto dei valori fondanti dell’Università, e quella della valorizzazione diretta, come tutela e promozione delle proprie risorse umane, nonché acquisizione di una più ampia libertà d’azione.

L’Alma Mater sta ricuperando in questo settore i ritardi indotti dalla collocazione marginale del nostro paese in tema di ricerca scientifica e di relativo indotto.

Il Rettore

Vorrei ricordare a questo proposito i 7 esempi di spin-off già lanciati dalla nostra Fondazione Alma Mater; il concorso Start Cup e il suo incredibile successo, che lunedì scorso ha riunito in questa aula 1300 persone, tra le quali molti importanti imprenditori e venture capitalists;
lo sfruttamento delle capacità acquisite nell’applicazione ai nostri processi amministrativi della firma digitale attraverso una società che è già operativa sul mercato e che si avvale anche del concorso di capitale privato;

il programma AlmaCube che intende fornire alle nuove imprese generate dai giovani ricercatori un ambiente di sostegno per i primi passi sul mercato; il consorzio AlmaWeb per la formazione avanzata degli esperti nell’area di confine tra economia e tecnologia dell’informazione; AlmaLaurea; una fortunata iniziativa che da qualche anno ormai fornisce informazioni dettagliate e preziose alle imprese abbonate sui nostri laureati e su quelli delle molte università consorziate; e infine il progetto di MiniLab, un consorzio che punta alla realizzazione di un laboratorio sulle tecnologie avanzate organizzato per fornire consulenza e formazione.


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I filmati riportati in questa pagina sono tratti dal video La scienza e l'uomo, disponibile presso il CITAM o visionabile interamente in formato Real Video.
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