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Inaugurazione Anno Accademico 2001/2002
Il discorso inaugurale del Magnifico Rettore, Prof. Pier Ugo Calzolari

Il Rettore

La cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2001/2002 si è tenuta sabato 27 ottobre, alle 10 nell'Aula Magna S.Lucia. Dopo la relazione del Rettore Pier Ugo Calzolari, che ha presentato lo "Stato dell’arte" dell’Ateneo sono seguiti gli interventi di un rappresentante degli studenti e di un rappresentante del personale tecnico-amministrativo.
La prolusione è stata dal prof. Antonino Zichichi, il noto fisico, docente dell’Università di Bologna, con il titolo: "da Galilei al supermondo".
È seguito poi l’intervento del viceministro dell’Istruzione Università e ricerca Guido Possa. L’intervento conclusivo è stato affidato a Romano Prodi, presidente della Commissione Europea.

Discorso del Rettore, Prof. Pier Ugo Calzolari
L’Università esce da un anno intenso e turbinoso, nel corso del quale è stato messo a punto il nuovo sistema didattico, ed entra in anno problematico, che è quello della sua concreta sperimentazione. Non si esagera se si afferma che per estensione e profondità questa riforma non ha l’equivalente nella storia contemporanea dell’Università.

Il nostro Paese, primo in Europa, ha inteso in questo modo immettersi in quello che viene ormai universalmente chiamato il Bologna Process, iniziato nel giugno 1999 proprio in questa aula con la firma da parte di 26 ministri europei dell’educazione di quel documento che avviava il processo di armonizzazione dell’istruzione superiore europea.

Faticosa dovunque, la progettazione della riforma è stata ardua in una Università così complessa come quella di Bologna. C’era un primo pericolo da scongiurare e cioè l’esplosione dell’offerta didattica e il conseguente disorientamento degli studenti. Questa nostra Università ne è stata ben consapevole, come dimostra il numero dei corsi di laurea (quelli di 1° livello) che passano da 106 a 113: una continenza che va interpretata come volontà di mantenere il controllo sopra un territorio così vasto ed inesplorato. Quasi il 40 % dei nuovi corsi è dislocata in Romagna.

Il rappresentante del personale tecnico-amministrativo

Devo fare a questo proposito una confessione, che vuol essere anche un elogio. Io conosco in profondità questa imponente e venerabile istituzione, immerso come sono da sempre totus in illa, come direbbe il buon Orazio, ma non avrei mai immaginato il fervore e l’intensità del lavoro che ci ha consentito di ricuperare agilmente il ritardo dovuto alla transizione al vertice.

Di questo soprassalto di orgoglio Vi sono grato, cari Colleghi docenti, tecnici e amministrativi e cari Studenti, che con noi avete partecipato negli Organi Accademici a questa impresa difficile e condiviso questo lavoro febbrile. Ci è stato affidato un compito e noi lo abbiamo assolto.

Lo abbiamo fatto avendo di mira un obiettivo più generale e ambizioso: quello di ri-agganciare stabilmente il sistema formativo superiore europeo, negli stili e nella qualità. Questione, quest’ultima, più ostica, poiché dilata il progetto di intervento ai temi dei nuovi servizi a sostegno della didattica, dell’estensione degli spazi didattici, del rinnovamento dei processi gestionali e di un più aggiornato governo del personale.

Tutti temi questi che, a loro volta, ruotano attorno ai due assi della qualità e delle risorse finanziarie, due questioni alle quali devo dedicare un commento più avanti.

Dunque, è impossibile confinare il progetto di riforma degli ordinamenti nell’ambito ristretto dell’organizzazione didattica. Perché acquisti senso e prospettiva esso va incluso in un programma di riforme a molte facce (alcune sono state richiamate poco fa).

Romano Prodi

Orbene, qualunque sia il versante considerato o il punto di vista, esso evoca ad ogni istante, come una trama che sorregge questo programma generale di intervento e lo percorre fittamente, la disponibilità di personale motivato e di fluide relazioni interne.

Ci siamo mossi con questo intendimento quando abbiamo affrontato le trattative per il contratto integrativo del personale tecnico e amministrativo. È possibile che il confronto, con le molte difficoltà e a tratti con qualche asprezza, abbia velato questa nostra volontà di fondo di rafforzare il senso di appartenenza all’istituzione nel momento in cui questa ne ha assoluta necessità.

Non così il risultato: il rilevante impegno finanziario che ne è derivato non è mai stato considerato una semplice spesa ma un investimento nella promozione della qualità dell’Ateneo. Lo testimonia, per altro, l’assenza di meccanismi automatici generalizzati di promozione e l’introduzione, per la prima volta nell’università italiana (almeno in tempi recenti), della valutazione della qualità del lavoro reso.

Non presumiamo di avere risolto alla radice problemi complessi che, proprio alla loro radice, vedono variamente intersecarsi questioni di natura giuridica ed economica. Pretendiamo di avere espresso, al livello delle nostre possibilità, tutta la necessaria tensione verso la valorizzazione delle risorse umane del corpo tecnico-amministrativo.

Credo che un’ulteriore e significativa testimonianza sia stata offerta dall’istituzione del fondo per la mobilità all’estero dei colleghi tecnici e amministrativi. Aspiriamo a stabilire le condizioni che consentano, in un quinquennio, a tutti i più giovani funzionari dell’Ateneo di trascorrere un lungo periodo presso l’amministrazione di un avanzato ateneo d’Europa.

La riforma degli ordinamenti didattici richiederà uno sforzo eccezionale al corpo docente, soprattutto nel corso del transitorio che vedrà convivere il nuovo e il vecchio ordinamento. Anche al bilancio abbiamo chiesto uno sforzo straordinario per sostenere con progetti specifici l’avvio di una riforma così impegnativa e così problematica.

Innanzi tutto sul fronte del personale. In dieci mesi abbiamo ripartito sulle facoltà l’equivalente di 16,2 miliardi di lire, cioè l’equivalente di circa 162 professori associati.

Il 35 % è stato convogliato sulle sedi decentrate della Romagna, le quali, per altro hanno potuto usufruire di provvedimenti speciali come i 2 miliardi per nuovi posti di ricercatore.

Abbiamo inteso in questo modo prepararci all’impresa dei nuovi ordinamenti riducendo i vuoti d’organico. Lo abbiamo fatto dotando le facoltà di un proprio budget effettivo e permanente, al quale d’ora in poi esse potranno attingere in autonomia stabilendo tempi ed obiettivi di spesa.

prof. Antonino Zichichi

La manovra sul personale tecnico-amministrativo si è sviluppata in parallela sintonia: 275 unità tra nuovi posti e turnover, oltre 17 miliardi tra personale a tempo indeterminato e a termine. Abbiamo destinato quasi 14 miliardi al trattamento accessorio e alle progressioni verticali del nostro personale. Entro il 2002 avremo assunto 96 disabili con un investimento aggiuntivo di 3,3 miliardi.

Dieci nuovi progetti, per un importo complessivo di spesa pari a 15 miliardi che si sommano al finanziamento ordinario alla didattica, assistono la riforma in altrettanti snodi strategici. Vi sono compresi il potenziamento degli strumenti di alfabetizzazione informatica e linguistica (a Bologna e nelle sedi decentrate), la costituzione degli uffici di facoltà per il sostegno della riforma, una somma rilevante da processi di riforma, l’attrezzatura di nuove aule, ecc.

Per rendere più concreto il senso di questo nostro impegno, potrà essere utile informare che i nuovi posti-studio, completamente attrezzati con calcolatori connessi in rete, saranno 460 entro il 2002, sommando quelli di Palazzo Paleotti (Zamboni 25) a quelli che verranno realizzati nell’area dell’ex-Agraria.

Abbiamo consolidato il Collegio d’Eccellenza, ospitando in un unico luogo di pregio 100 studenti severamente selezionati sulla base della qualità e interamente sostenuti dall’Ateneo. Per un altro verso, la distribuzione dei contributi studenteschi in una scala più fitta di fasce affronta in modo socialmente più corretto una questione sulla quale è sceso da molto tempo un velo di incomprensibile pudore. Noi crediamo, viceversa, che potrebbe fornire un modello utile a livello nazionale.


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