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  Il filmato integrale dell'evento
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  La cerimonia delle firme
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Il 18 settembre i rettori di diciassette Università europee hanno apposto la loro firma a favore dei principi fondamentali della libertà di insegnamento.
Con tocco e toga, di fogge diverse, ma tutti animati dalla stessa volontà di applicare i principi fondamentali della libertà di insegnamento, non condizionati da pressioni esterne né tantomeno da regimi totalitari. È questo il senso della firma che i rettori di diciassette Università europee hanno apposto alla Magna Charta Universitatum, per la prima volta siglata in piazza Maggiore a Bologna nel 1989.

A quattordici anni da quella firma, che nell'arco di questi anni è stata apposta complessivamente da 639 rettori provenienti dalle Università di tutto il mondo, l'Alma Mater ha ricordato il valore di quel documento invitando alla firma i rettori di diciassette Università: oltre alle italiane Teramo, Iulm e Politecnico di Milano, e a quelle di Paesi UE come Dundee (GB), Karlstad (Svezia), Lisbona (Portogallo), c'erano undici Rettori di Università prevalentemente dell'Est Europa: Bishkek in Kirghizistan, Novosibirsk (Russia), Riga (Lettonia), i rettori delle due Università di Cluj Naploca e dell'ateneo di Timisoara (Romania), quelli di Varsavia e Koszalin (Polonia), di Praga (Repubblica Ceca), Novi Sad (Yugoslavia) e Adana (Turchia).

Prima della firma è intervenuto il presidente del "board of directors" del Magna Charta Universitatum Observatory Kenneth Edwards, mentre il saluto di chiusura è stato del prof. Fabio Roversi Monaco, presidente del "Collegium" del Magna Charta Observatory. L'Osservatorio sull'applicazione della Magna Charta è stato fondato a Bologna tre anni fa con il compito di vigilare sull'applicazione dei principi fondamentali nella pratica reale delle Università nelle varie parti del mondo.


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