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Inaugurazione Anno Accademico 2003/04


  La relazione del Rettore:
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Il rappresentante degli studenti:
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Il rappresentante del personale tecnico-amministrativo:
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Il prof.Pombeni:
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Il Ministro:
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Il Presidente Slovacco:
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Riportiamo di seguito il discorso del Magnifico Rettore:

Signor Presidente della Repubblica Slovacca, Signor Presidente della Commissione Europea, Signor Sindaco, Eminenza, Signor Vice-Presidente del Parlamento Europeo, Signor Prefetto, Signor Presidente della Giunta Regionale, Signor Presidente della Provincia, Autorità, cari Colleghi dei corpi docente, amministrativo e tecnico, carissimi Studenti, Signori e Signore,
io Vi sono grato per avere accolto l'invito a presenziare a questa cerimonia di apertura del 916° Anno Accademico dell'Alma Mater Studiorum.
Un benvenuto speciale va a Lei, Presidente Schuster, e alla Sua gentile Consorte, che avete voluto onorare questa inaugurazione. Siamo lieti, in particolare, di potere rendere omaggio con Voi alla Repubblica Slovacca che si appresta ad entrare nell'Unione Europea, 15 anni dopo la formulazione di questo sogno avvenuta per la prima volta proprio in questa aula ad opera di un grande figlio della Vostra terra: Alexander Dubcek che nel 1988 si affidò ad una università per riaffacciarsi al mondo e alla storia.

Saluto i figli di Alexander Dubcek e il rettore dell'Università di Trenchin, la città di Dubcek, Prof. Wagner.
Se fosse vero, come ci dice Eschilo nell'Agamennone, che la saggezza si conquista attraverso la sofferenza, l'Università italiana dovrebbe avere raggiunto vette ineguagliate di saggezza. Non intendo rattristare questa festosa giornata d'avvio di un nuovo Anno Accademico aggiungendo ulteriori lamenti ai molti gemiti emessi dai rettori in questi mesi di passione per l'Università italiana.
Non inutilmente, tuttavia, se la Camera dei Deputati confermerà le modifiche apportate alla Legge Finanziaria dal Senato con un'operazione di natura civilmente bipartisan in cui si sono distinti i Senatori di Bologna e della Romagna. Da tempo l'Università non riceveva un'attenzione così preoccupata e consapevole del rischio di un'irreversibile arretramento scientifico.
I colpi così improvvidamente inferti in questi anni al sistema superiore di educazione e ricerca nazionale sono stati molti e molto dolorosi: a cominciare da un sistema di concorsi che avremmo dovuto considerare immediatamente un atto di ostilità e che ha devastato qualità e bilanci, per finire con la profonda crisi finanziaria nella quale gli atenei sono stati precipitati.
Il fatto che queste incursioni non manifestino immediatamente i loro effetti sembra tranquillizzare tutti coloro per i quali la società della conoscenza è soltanto un'espressione utile per alimentare il rigoglio espressivo di molti convegni.
Un famoso professore polacco metteva in guardia il suo governo dall'insensibilità nei riguardi del sistema di ricerca e formazione superiore dicendo: se chiudete una centrale elettrica, la luce si spegnerà all'istante, ma voi potrete riattivare la centrale. Se chiudete l'Università la luce nella vostra società si spegnerà gradualmente e si estinguerà totalmente solo dopo vent'anni, ma la scelta sarà stata irreversibile.

1. I risultati dell'Università in Italia
Eppure, questo sistema universitario nazionale, così negletto e inapprezzato, può vantare meriti che non sono contestabili.
Se è vero, per esempio, che esso fornisce il corpo centrale della ricerca nazionale, che è composta per il 65% da ricerca pubblica e soltanto per il 35% da ricerca prodotta dai centri privati, mentre in Germania le due percentuali si scambiano esattamente.
Se è vero che la ricerca nazionale è scarsa ma di qualità eccellente, come dimostrano le analisi europee, e soprattutto se è vero, come è vero, che la quantità di buona ricerca per unità di ricercatore o per € speso è tra le più alte in Europa.
Per altro, ci sono fatti e dati che si incaricano di smentire un altro dei luoghi comuni, come quello dello scarso raccordo dell'Università con la società. Orbene, a marcio dispetto di questa giaculatoria, basterà qualche dato soltanto, tratto dal "5° Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati" prodotto dal Consorzio "Alma Laurea" che riunisce 34 atenei nazionali e che ha lavorato sui dati relativi a 45.000 laureati. Orbene, ad un anno dalla laurea i laureati del 2000 che cercavano lavoro erano il 18% e la percentuale scendeva al 10% a due anni dalla laurea.
L'occupabilità dei laureati è costantemente e significativamente migliorata dal 1997 a quest'oggi. In un arco di tempo in cui il mercato globale del lavoro ha conosciuto una fase di grande difficoltà, per i laureati la questione si è posta in termini non comparabili: mentre i giovani con età compresa tra 25 e 35 anni hanno visto l'occupazione crescere, negli anni 1995-2001, solo del 4,5%, i laureati hanno potuto contare sopra un incremento dell'11%. Si rigiri la questione come si vuole, ma è arduo concludere che tutto questo sarebbe stato possibile se per davvero fossimo stati in presenza di un "distacco" dell'Università dalla società.
Appena 3,5 laureati su cento non intraprenderebbero più gli studi universitari, mentre il complesso dei laureati del 2002 valuta con 68 punti su 100 l'esperienza universitaria appena conclusa (2 punti in più rispetto all'anno precedente). Non mi pare che questi siano dati che segnalino "distacco" dalla società dei giovani.
Rimangono, questo è vero, i fenomeni degli abbandoni e della durata degli studi, ma questi dipendono in via preliminare dall'assenza di verifiche all'ingresso e dall'alto rapporto docenti/studenti, rispettivamente.

2. L'incremento delle immatricolazioni
Tutto questo non sfugge ai giovani di questo nostro paese, che in numero crescente accorrono alle porte delle buone università, e dunque anche dell'Alma Mater. A Bologna le immatricolazioni sono aumentate quasi del 12%, che è un valore straordinario, soprattutto se lo si collega con il numero totale degli iscritti che è in diminuzione, lenta ma costante negli anni: segno, quest'ultimo, che l'Ateneo sta smaltendo la massa dei suoi fuori-corso.
Vorrei di nuovo attirare la Vostra attenzione su questi dati, che sono il segno di un fenomeno socialmente e culturalmente nuovo ed importante. Pone questioni di responsabilità che noi non vogliamo né eludere né rinviare ad altri. Non perda il nostro paese questa occasione preziosa, che i giovani stessi ci offrono, per bilanciare uno dei dati più problematici della nostra struttura sociale, e cioè la percentuale ancora così bassa di lavoratori attivi dotati di titolo superiore.
È difficile non interpretare, in qualche misura, questo comportamento dei giovani come un primo e positivo risultato della riforma. I risultati finali di un sommovimento tanto radicale potranno anche essere incerti per molti di noi, ma non per i giovani che nella riforma hanno intravisto un'occasione da cogliere tempestivamente e fiduciosamente.
Non deludiamo le speranze che questi giovani ci rivelano né la fiducia che ci manifestano. Non perda il Governo l'opportunità, che ora si offre, di mostrare che per davvero si punta sul futuro, che si intende approntare gli strumenti che sono necessari per navigare nella società della conoscenza.

3. I benefattori dell'Alma Mater
In apertura di questa relazione annuale del Rettore, già dall'anno scorso, l'Alma Mater intende rivolgere un pubblico omaggio ai suoi benefattori per l'anno che si chiude. È una civile abitudine dedotta dall'Università anglosassone: civile e, per quel che ci riguarda, ahimè, anche molto rapida. Mi limito alle donazioni superiori a 10.000 €.
L'Alma Mater esprime profonda gratitudine a:
SAR la Principessa Haya di Giordania il Dott. Cordaro, che offre all'Ateneo un intero laboratorio di neuroscienze di 1000 m2, muri e strumentazione, che avrà sede nel parco di Medicina Veterinaria, assegnato alla responsabilità di due allieve della Prof.ssa Rita Levi Montalcini, l'Associazione AGEOP che ci consentirà di ristrutturare il 4° e il 5° piano della Pediatria al S. Orsola, ancora una volta la signora Luisa Fanti Melloni che col suo lascito ci consente di costruire, insieme con l'Azienda S. Orsola-Malpighi, il nuovo polo cardiologico del S. Orsola, la famiglia Bagnaresi che offre all'Ateneo un cospicuo lascito librario in memoria del nostro compianto collega Prof. Umberto Bagnaresi, Giulio Silvio Fanti, Sergio Pezzoli, la famiglia Seragnoli, la Fondazione Alma Mater dell'Università di Bologna, le Fondazioni CARISBO e Monte di Bologna e Ravenna, le Fondazioni della Casse di Risparmio di Forlì e di Cesena, la Fondazione Marino Golinelli, la Fondazione Gino Galletti, la Camera di Commercio di Bologna, gli Enti Serinar, Uniturim e Flaminia, che in Romagna sostengono l'Università, la società Alfa Wasserman, la società Hera, Syngenta di Basilea.

4. La riforma della didattica
Siamo impegnati a dare assetto stabile alla riforma degli ordinamenti. Il triennio sta andando a regime mentre viene definito il quadro delle lauree specialistiche. Ne deriva un intenso programma di lavoro che potrei illuminare solo per brevi flash. Preferisco allora solo qualche dato.
I corsi di studio triennali sono 121, i corsi di studio specialistici sono 47, quelli specialisitici europei sono 8, i corsi di studio che rilasciano titoli internazionali 6. Questi corsi ospitano complessivamente 101.006 studenti, di cui 20.059 matricole, l'11% in più rispetto all'anno precedente.
In tutte le sedi dell'Alma Mater (Bologna, Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna) si registra un incremento forte degli iscritti: vi leggiamo anche una testimonianza dell'efficacia delle scelte effettuate. Con il nuovo ordinamento migliora la velocità di percorrenza delle carriere: in alcune Facoltà dove la riforma è già arrivata al compimento del terzo anno nel 2002-2003, il 40% degli studenti ha acquisito la totalità dei crediti richiesti dal curriculum (180). Si contrae il numero degli abbandoni: 7,8% in meno rispetto all'anno scorso.
Non è un peccato d'orgoglio osservare che tutto questo viene ottenuto con un rapporto studenti/docenti pari a 46 mentre la media nazionale è 30.
Un servizio di comunicazione interattiva via E-Mail consente di comunicare, già oggi, con 25.000 studenti, ma il numero raddoppierà nel corso di questo Anno Accademico. 1.300 convenzioni con Enti e aziende consentono l'esperienza dello stage in ambiente di lavoro a 13.000 studenti.
È stato stipulato un protocollo di intesa con l'Ufficio Scolastico Regionale e l'IRRE (Istituto Regionale di Ricerca Educativa per l'Emilia Romagna) per l'acquisizione dei crediti di lingua straniera e di abilità informatiche nell'ultimo anno della scuola secondaria superiore.
Si pongono ora alcune questioni fondamentali. Per le lauree triennali:
1. Predisposizione di test attitudinali di orientamento per gli studenti delle scuole superiori.
2. Promozione di un'attività coordinata di corsi di "livello zero" dei contenuti generali dei corsi di studio
3. Sperimentazione di nuove modalità di svolgimento dei corsi e delle prove di verifica, commisurate al sistema dei crediti e alle finalità delle lauree.
4. Verifica dei ritmi e della qualità di apprendimento della lingua straniera e dell'informatica.
5. Organizzazione capillare degli stage e dei tirocini.
6. Estinzione dei corsi con meno di 25 iscritti.
Per le lauree specialistiche la questione fondamentale che oggi si pone è l'esatta collocazione tra master da una parte e dottorato dall'altra. Tutto è affidato ora ad una severa sperimentazione e al sistematico uso del buon senso. Occorre resistere all'antica malattia dell'accademia di inventare discipline a partire dalle circostanze utili ai gruppi dominanti, un fenomeno che segue la logica di quel ragionamento di Voltaire che sosteneva, scherzando, che Dio ha fatto la quercia del sughero perché gli uomini potessero farci i tappi per le loro bottiglie.

5. I master e l'educazione permanente
Anche i risultati del ciclo di master dello scorso anno sono stati molto incoraggianti: gli iscritti ai 70 master sono stati 1.494, i master realizzati con il FSE sono stati 37, le borse di studio erogate 890, i docenti impegnati sono stati oltre 700, la metà dei quali provenienti da altre Università o dal mondo del lavoro e delle professioni.
Nel nuovo anno accademico i master che stanno prendendo avvio sono 90, 41 dei quali parzialmente finanziati dal FSE. L'andamento delle iscrizioni registra un incremento rispetto all'anno precedente.
I master finanziati dal FSE derivano le loro risorse dal Consorzio Symposium costituito dalle 4 università Emiliano-Romagnole cui la Regione Emilia-Romagna ha attribuito i fondi attraverso il meccanismo della sovvenzione globale. La gestione di Symposium è affidata alla Fondazione Alma Mater.
L'E-Learning e le iniziativa di educazione continua sono i nuovi fronti di impegno dell'Ateneo. Una prima rassegna dello stato dell'arte dell'E-Learning è stato effettuato con una mostra interna curata da un nuovo gruppo di lavoro e iniziativa centrato sul laboratorio CITAM. Lo stesso gruppo sta preparando un progetto che si inserirà - così noi speriamo - nel Piano Telematico Regionale.
La formazione continua e il tema della promozione e la valorizzazione del capitale umano sono il tema che poniamo al centro dell'"Università delle professioni" o, come ci esprimiamo talora, dell'"Università del venerdì", una struttura in via di formazione che vorremmo collocare all'interfaccia di Università e società.

6. L'internazionalizzazione
L'Alma Mater è una università internazionale. Lo afferma, tra l'altro, in un recente rapporto il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario, per il quale il grado di internazionalizzazione dell'Alma Mater è il più elevato in Italia, più elevato ancora di quello dell'Università di Perugia, che nasce per altro come Università per stranieri.
C'è un dato che oggettivamente sorprende, piacevolmente spero: tra il 2001 e il 2002 gli studenti stranieri regolarmente iscritti sono aumentati del 29%: 1400 studenti dall'UE e 2200 da altre aree geografiche (di questi il 64% arriva da paesi dell'Europa dell'Est).
Altra piacevole sorpresa è il saldo dello scambio studenti nell'ambito dei Programmi europei Socrates-Erasmus: gli studenti in uscita sono passati in un anno da 1157 a 1411, quelli in entrata da 1027 a 1210. Il nostro Programma Overseas (collegamenti con l'America, l'Australia e il Giappone) vede incrementare gli studenti in uscita da 94 a 126 e in entrata da 236 a 268.
I giovani ricercatori che sono andati all'estero con il nostro programma interno Marco Polo, interamente finanziato dall'Ateneo, sono stati 274 in due anni.
Se dovessimo poi mettere in conto gli studenti stranieri che frequentano le nostre summer school, in via di progressiva espansione, perfezioneremmo questa immagine di ateneo che varca i confini nazionali, non soltanto per soddisfare l'antica inclinazione delle università al cosmopolitismo, ma perché il terreno sul quale oramai si svolge la competizione tra istituzioni di istruzione superiore è quello internazionale.
Si comprende allora il sostegno alla nostra sede di Buenos Aires o i molti programmi internazionali ai quali partecipiamo, tra i quali citerò soltanto Uniadrion (30 atenei del bacino Adriatico-Jonico, dalla Slovenia alla Grecia) che viene sviluppato in stretto collegamento col Ministero Affari Esteri e col Ministero dell'Università. Questo programma è importante anche perché è stato affiancato da due protocolli, con la Regione Emilia-Romagna e con la Provincia di Bologna, per una presenza coordinata della nostra Università nei progetti di formazione e ricerca in quei paesi.

7. Il corpo docente e ricercatore
La riflessione si sposta ora alla prima linea dell'Ateneo, a quell'Università militante, rappresentata dai docenti e dai ricercatori, cui la riforma degli studi ha richiesto un'applicazione eccezionale di lavoro e di fantasia, ahimè non sempre equamente distribuita. A voi, cari Colleghi, il Rettore riconoscente rende omaggio.
È pensando al vostro impegno che questo Ateneo ha provveduto fin dallo scorso luglio, unico in Italia, a pagare gli incrementi stipendiali pari al 2,75% che, come l'incremento dell'anno scorso (4,31%), sarà interamente a carico del bilancio dell'Ateneo, secondo la nuova filosofia del Ministero del Tesoro che è all'origine della crisi finanziaria delle Università.
Il personale docente e ricercatore conta oggi globalmente 3.039 unità, 35 in meno rispetto alla fine del 2002 per effetto del blocco delle assunzioni; in assenza del quale alla fine del 2004 ci aspetteremmo in servizio 3.148 docenti e ricercatori e cioè 49 unità in più rispetto a ora.
La spesa globale per tutto il personale (docente, ricercatore, tecnico e amministrativo) assommerà nel 2004 a 310 M€, che è l'88% del Fondo di Finanziamento reale, ma solo l'84 % di quello che il Ministero prevederebbe per noi, se volesse trasferirci quei 38 M€ che, secondo le sue stesse stime, ci spettano.

8. La ricerca
Nel bilancio di previsione che abbiamo già formulato in Giunta d'Ateneo e che ora inizia il suo iter negli Organi Centrali (Senato e Consiglio di Amministrazione) praticamente tutte le voci principali di spesa hanno dovuto sacrificare qualche cosa alla durezza del momento finanziario.
Non la ricerca scientifica, che nella nostra proposta aumenta di circa 1 M€, con incrementi significativi per gli assegni di ricerca per i giovani, le medie attrezzature, il supporto ai dipartimenti per le spese connesse alla ricerca di base e il Progetto Marco Polo (mobilità all'estero dei giovani ricercatori) cui abbiamo impresso un incremento addirittura del 40%.
Teniamo così fede alla promessa fatta in sede di definizione delle linee guida per il bilancio, ma bisognerebbe avere conosciuto la tribolazione dei giorni di preparazione del bilancio per apprezzare a pieno la portata di questa scelta; così come bisognerebbe conoscere i tagli furiosi che si praticano in altri atenei per pregiare la delicata chirurgia bolognese.
Intendiamo altresì bilanciare, anche con lo strumento del bilancio, la sovraelongazione della didattica, che è certo un effetto congiunturale dovuto al difficile transitorio in atto, ma che rappresenta pur tuttavia uno dei fenomeni più preoccupanti sul quale le Facoltà, innanzi tutto, sono chiamate a vigilare.
Intendiamo, in questo modo, confermarVi, cari Colleghi, che questo nostro Ateneo, anche nei momenti di depressione, continua a guardare all'attività di ricerca come alla fonte stessa della nostra legittimazione e alla più sicura garanzia per la qualità della didattica.
Per il suo carattere di guida l'attività di ricerca è stata la prima ad essere sottoposta allo scrutinio di qualità. Con qualche legittimo orgoglio, cari Colleghi, noi possiamo ricordare che:
· Una quota non trascurabile (10%) della dotazione ai dipartimenti viene ripartita sulla base della qualità scientifica.
· Una quota ulteriore (circa 1M€), proveniente dai contributi studenteschi, viene riservata ai dipartimenti ancora una volta in relazione alla loro qualità scientifica.
· In relazione a questo obiettivo, tutti i docenti-ricercatori vengono valutati per la loro produzione scientifica.
· In parallelo a queste operazioni, tutti i dipartimenti sono sottoposti a valutazione attraverso peer reviews che termineranno l'anno prossimo.
· Tutti i docenti sono passati al vaglio, in genere molto selettivo, delle rilevazioni degli studenti.
La competizione che si è aperta nello Spazio Europeo dell'Educazione Superiore (che è poi un modo un po' più elegante per indicare il "mercato" dell'istruzione terziaria) è già aspra ora: e non siamo che alle prime battute. Se non terremo fermo il principio della qualità (nella didattica, nella ricerca, nei servizi amministrativi), come tuttavia stiamo già facendo, verremo rapidamente emarginati.
Ora dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti: aggregare gruppi di ricerca eccellenti ma sottocritici e quindi dotarli adeguatamente. Occorre applicarsi a questa nuova impresa con lucida generosità e senza cedere ai consueti rovinosi particolarismi.
Non posso chiudere questo paragrafo della ricerca senza rammentare la decisione assunta da Senato e Consiglio di trattenere comunque con un contratto speciale di ricerca, qualunque sia l'esito della finanziaria sul blocco delle assunzioni, i giovani vincitori di concorso per posti di ricercatore. Abbiamo inteso contrastare in questo modo l'illogicità di una disposizione che avrebbe spinto fuori dal paese le giovani e più produttive intelligenze, salvo poi contraddirsi qualche riga dopo dello stesso testo, laddove si dispongono risorse, e non poche, per richiamare i talenti emigrati all'estero.

9. La nuova struttura gestionale
Con livelli di sistematicità e di coinvolgimento dei responsabili mai sperimentati prima nel nostro ateneo, abbiamo proseguito l'analisi dei processi organizzativi, che ha individuato con chiarezza i punti di forza e di debolezza della nostra organizzazione. Già l'anno scorso segnalammo tre criticità:
· il disegno della macrostruttura organizzativa non è del tutto adeguato;
· le relazioni tra il c.d. centro e la c.d. periferia della nostra organizzazione sono tendenzialmente rigide ed accentratrici;
· non sono ancora chiari i criteri per diversificare da un lato i compiti delle singole unità organizzative e dall'altro per ricondurne ad unità gli sforzi.
Da queste analisi è derivato un progetto di riforma del sistema gestionale dell'Ateneo che si è concentrato su alcuni aspetti rilevanti. Ne citerò alcuni:
· La creazione di un datawarehouse capace di fornire alle decisioni una base informativa adeguata: non soltanto per gli organi centrali ma, in prospettiva, per tutte le strutture didattiche, scientifiche e di servizio. Essa ha richiesto in parallelo il completamento del sistema informativo di Ateneo in aree non adeguatamente integrate.
· La riorganizzazione dei poli romagnoli, con la nomina in tutti 4 di un dirigente di polo.
· La re-ingegnerizzazione dei processi dell'area della didattica, tra i quali quelli di immatricolazione, per l'iscrizione, il pagamento delle tasse, nonché quelli, ancora in corso, della programmazione didattica.
· Il rafforzamento e l'integrazione dei processi di valutazione e di accreditamento delle strutture didattiche e scientifiche in vista di una utilizzazione più ampia e sistematica dei risultati della valutazione per la gestione dell'Ateneo e per la revisione dei criteri di distribuzione delle risorse.
Desidero, a questo riguardo, sottolineare il peso che i processi di valutazione hanno assunto in tutte le articolazioni della vita complessa di questa sterminata struttura che è l'Alma Mater. Essi intervengono ormai in forma stabile:
· Nel determinare il finanziamento dei dipartimenti, attraverso operazioni di peer review condotte da esperti esterni e stranieri e attraverso sistemi di valutazione dell'efficienza didattica e scientifica messi a punto dal Collegio dei Direttori di Dipartimento e dall'Osservatorio della Ricerca
· Nel determinare parte del trasferimento finanziario alle Facoltà sulla base delle valutazioni condotte dagli studenti
· Nel classificare i dottorati di ricerca secondo i criteri nazionali adottati dal Nucleo di Valutazione d'Ateneo
Come si vede, la nozione della valutazione come asse portante di un nuovo sistema gestionale è ormai ampiamente sviluppata. Intendiamo muoverci in sintonia con un'analoga e forte convinzione del mondo accademico europeo, che ha trovato di recente nell'incontro di Berlino dei 40 ministri dell'educazione superiore una definitiva conferma. Il processo di costruzione dello Spazio Europeo dell'Educazione Superiore, avviato a Bologna nel 1999, ora pone al centro il tema della Quality Assurance e dunque della valutazione.

10. La politica del personale
Abbiamo percepito fin dall'inizio che se la qualità veniva assunta come criterio di guida, allora nessun obiettivo ad esso coerente nelle nostre due missioni fondamentali, la formazione e la ricerca, sarebbe stato raggiungibile senza l'apporto qualificato e consapevole del personale tecnico e amministrativo.
Il contratto integrativo siglato nel 2001 rispondeva a questa esigenza, con un riconoscimento economico della accertata professionalità che è stata di entità superiore a quella erogata da tutti gli altri Atenei e che ha riguardato la quasi totalità del personale avente diritto.
Nella stessa direzione si muovevano le opportunità contenute nel nuovo contratto integrativo. Sottoposto di recente alla valutazione del personale tecnico-amministrativo esso è stato, questa volta, respinto.
Ritengo che da questo esito noi si debba trarre una forte sollecitazione a riflettere per meglio comprendere le ragioni di una insoddisfazione che non intendiamo sottovalutare.
Quanto è accaduto non rallenterà tuttavia il processo di costruzione di un quadro coerente di gestione del personale che è già avviato presso l'Ufficio Sviluppo Risorse Umane. Intendiamo, in particolare, sviluppare e ordinare sopra un unico supporto attivo tutti i processi di formazione, valutazione e di sviluppo della professionalità, nonché le analisi e gli interventi per il miglioramento delle qualità delle condizioni di lavoro e dell'inserimento nel posto di lavoro.
Non intendiamo rinunciare all'ipotesi di riconoscere la qualità del lavoro eccellente e continueremo a puntare, altresì, al rafforzamento delle competenze professionali, proseguendo con gli interventi di formazione, collegati alla possibilità delle progressioni verticali e alla riduzione della precarietà. Sol che il bilancio ci apra un qualche varco, daremo il via ad una fase nuova e avvincente volta a sperimentare nuove professionalità, collegate per esempio ai servizi per la ricerca, alle relazioni internazionali, all'E-Learning e alla comunicazione.
Malgrado la battuta di arresto, la mia fiducia sulla qualità del personale tecnico-amministrativo è quella di sempre: ho vissuto per 40 anni in un grande dipartimento e so per esperienza vissuta che la qualità delle nostre strutture è anche il portato di un personale tecnico-ammnistrativo che non trova molte analogie altrove.

11. Gli studenti e il diritto allo studio
La mobilità internazionale degli studenti e il diritto allo studio che compete all'Ateneo ha assorbito nell'AA che si è chiuso 13 M€, investiti in iniziative che vedono gli studenti sempre più partecipi della vita dell'Ateneo.
Due altri aspetti vorrei sottolineare, a cavallo tra nuovi servizi e diritto allo studio:
· I contratti di collaborazione part-time con gli studenti: oltre 2500. Hanno incontrato la piena soddisfazione delle strutture, che possono disporre di aiuti direttamente interessati al buon funzionamento dei servizi universitari; e poi dei giovani, che possono integrare i loro magri bilanci senza uscire dall'ambiente universitario e nel contempo capitalizzare preziose esperienze di lavoro.
· Le iniziative culturali delle associazione studentesche e lo sport universitario hanno assorbito 1,3 M€. Da Bologna alla Romagna, in una grande varietà di occasioni, si sono alternati concerti, tornei sportivi, mostre e rappresentazioni teatrali.
L'Ateneo intende dedicare, anche in questa solenne occasione, un'attenzione speciale al suo Collegio Superiore. Esso si occupa dei giovani "eccellenti", che oggi sono qui, in sala, per condividere questa gioiosa festa di avvio del nuovo Anno Accademico con tutte le altre componenti dell'Ateneo. Il Collegio conta ormai più di 100 allievi, selezionati in modo severo e seguiti da docenti un po' speciali, per sensibilità e impegno. Ringrazio il Direttore Prof. Braga. Il successo del Collegio Superiore, in termini di qualità dei giovani che chiedono di farne parte, ci suggeriscono di immaginare di allargare l'esperienza alla Romagna. Come al solito, l'ultima parola sarà al bilancio.

Parlando di studenti non posso fare a meno di accennare alla loro contribuzione, che in modo ormai tanto consistente contribuisce alla sopravvivenza dell'Alma Mater. Io ritengo che il nuovo sistema di contribuzione studentesca costituisca un deciso passo in avanti nello sforzo di tutelare gli studenti capaci e meritevoli. Le fasce differenziate per reddito e contributo sono ora 9. Mi pare interessante sottolineare un punto: la soglia di reddito netto al di sopra della quale viene praticata la contribuzione piena è stata innalzata a 57.800 €, che non mi pare poco. E tuttavia, in parallelo si è potuto addirittura ridurre la contribuzione per le 5 fasce più basse!
È probabile che dalle mie parole traspaia la soddisfazione per questa operazione di equità e di civiltà, che ora viene imitata altrove, laddove non ci si cura di sfidare l'impopolarità e non ci si adatta a questo attendistico andare alla deriva.
Abbiamo un'intesa con gli studenti: l'eventuale eccesso di gettito rispetto alle previsioni verrà destinato al miglioramento dei servizi e alla didattica, previa concertazione con loro.

12. La rete di comunicazione e i nuovi servizi
Sono ormai 30.000 gli studenti dotati di casella di posta elettronica gestita dall'Ateneo, e il numero va rapidamente crescendo. Puntiamo ad informare in tempo reale i nostri studenti, con informazioni relative ad adempimenti burocratici, scadenze, note sui corsi di studio, ecc.
Nei prossimi mesi ogni docente, che lo voglia, avrà la possibilità di avere la lista dei suoi studenti con l'indirizzo di E-mail, cui potrà trasferire materiali didattici e informazioni. È abbastanza chiaro che gli studenti sono tra i primi utilizzatori, insieme ai ricercatori, di ogni avanzamento negli strumenti di comunicazione.
C'è una dimensione nuova di un grande ateneo, che non si vede ma ne costituisce la nervatura e ne sostiene la funzionalità. Parlo, ovviamente, della rete di comunicazione. Un grande ateneo è anche una grande rete.
Noi abbiamo una vantaggiosa convenzione con la Regione Emilia-Romagna nell'ambito della quale verranno realizzati collegamenti in fibra ottica, e dunque a larga banda, con tutte le sedi romagnole prima dell'estate (il polo di Forlì è già collegato). Tutti gli edifici universitari saranno collegati alle dorsali ancora con fibre ottiche. Insieme con la rete di Bologna, ancora in fibra e già in servizio da un paio d'anni, il sistema complessivo costituirà, per estensione e prestazioni, uno dei più avanzati d'Europa (la velocità di trasmissione interna e delle dorsali sarà di 1 Gbit/s).
Un altro dato che può rendere il senso della complessità delle nostre strutture è il numero delle macchine collegate alla rete: esse sono circa 70.000. È una complessità che aumenterà ulteriormente con il consolidamento della rete wireless: L'Ateneo ha già attrezzato alcuni spazi destinati agli studenti nei quali è possibile collegarsi alla rete di Ateneo e ad Internet tramite reti wireless. Nel prossimo anno il servizio verrà esteso a biblioteche e sale studio.
È sopra una rete di questa potenza che ha senso concepire i nuovi strumenti informativi come il portale. Esso ha conosciuto in un solo anno uno sviluppo dalla dimensioni inattese: il numero delle pagine visitate era pari a 3 milioni nel mese di settembre (un numero doppio rispetto all'anno precedente). Il portale è ormai l'asse portante dell'informazione d'ateneo: tenteremo di consentire l'accesso ai suoi molteplici servizi anche con tecnologia wireless, dopo averlo predisposto per l'accesso ai disabili, secondo le direttive europee e la legge italiana.
Non è possibile nemmeno accennare ai tanti progetti in corso per dotare l'Ateneo di strumenti di gestione e di servizio avanzati: il nuovo data-base del patrimonio (sono 600.000 i m2 dell'Università solo a Bologna), quello per la ricerca, il datawarehouse, che già oggi ci consente di costruire rapidamente e dinamicamente rapporti di qualunque tipo su didattica, studenti, personale e finanze: saranno queste le articolazioni del Sistema Informativo Integrato d'Ateneo.

13. Il sistema bibliotecario e la biblioteca digitale
Se si volesse una più chiara percezione delle esigenze speciali e severissime che un grande ateneo manifesta nel campo della comunicazione elettronica, basterebbe svolgere lo sguardo al nostro sistema bibliotecario.
Pochi dati saranno sufficienti: più di 2 milioni i libri catalogati e in rete, 5.239 i periodici leggibili a testo pieno e da chiunque in tutto l'Ateneo, con un risparmio di oltre 1 milione di € (un risparmio superiore al costo dell'intero progetto).
Consentitemi l'orgoglio, che interpreto anche per conto dei miei colleghi bibliotecari, di affermare che l'Alma Mater sarà il primo grande ateneo italiano a presentare in rete tutta la documentazione posseduta e catalogata, visibile nel medesimo ambiente da qualsiasi parte del mondo.
L'intero sistema d'automazione d'Ateneo (CIB) ha registrato nell'anno accademico appena concluso 64 milioni di contatti, 3 milioni di visite e 36 milioni di pagine di risposta.
Il nostro Centro d'automazione biblioteche (CIB) assicura servizi d'automazione non soltanto all'Ateneo ma anche a biblioteche associate della Regione e dell'intero paese: gli operatori abilitati sono 2.645, di cui 851 dell'Ateneo, 448 di Enti Locali, 72 di altre biblioteche della Provincia e 1.274 del resto d'Italia.

14. Il decentramento
L'Alma Mater si è assunta un compito storico: quello di portare l'Università in Romagna e la Romagna ha deciso di sposare l'Alma Mater.
È un matrimonio che ha testimoni alti e antichi, se è vero che Dante colloca Bologna nella Romagna laddove delimita i confini di questa: "tra 'l Po e 'l monte e la marina e il Reno".
Stiamo accelerando l'esecuzione di un piano edilizio imponente, avvalendoci di uno speciale accordo di programma col Ministero che non copre tutte le necessità di Bologna e della Romagna e che, comunque, ci vincola ad una contribuzione del 50% che il nostro bilancio non può più, attualmente, sopportare.
Per il resto, voglio dire per la spesa corrente, non abbiamo risorse speciali, a parte gli aiuti generosi degli Enti Romagnoli, sicché si può ben dire che un solo bilancio alimenta due università. Un bilancio, per altro, che secondo le stesse stime del MIUR è sottostimato per circa 38 milioni di €.
Sia pure in queste condizioni perseveriamo in questa opera di potenziamento delle sedi romagnole. Abbiamo inviato nei 4 Poli Universitari Romagnoli altrettanti dirigenti, mentre tra il 2000 e il 2002, prima dell'intervento del blocco delle assunzioni, il personale tecnico e amministrativo era pressoché raddoppiato in tutti i comparti.
Sono più di 20.000 gli studenti che frequentano le sedi universitarie della Romagna. Il 65% degli atenei italiani conta meno studenti di quanti noi non ne abbiamo in Romagna!
Se si vuole un'idea delle dimensioni finanziarie di una tale operazione basta pensare che il flusso finanziario complessivo e annuale da Bologna verso la Romagna, edilizia e ricerca a parte, ammonta a circa 60 milioni di €. Il Comitato di Valutazione Nazionale ritiene che quello dell'Ateneo bolognese in Romagna sia uno dei pochi decentramenti universitari coronati da successo.
A questo punto, nell'imminenza del licenziamento del Piano Triennale di Sviluppo del Sistema Universitario, noi chiediamo al Governo di riaffermare concretamente il suo impegno sul decentramento in Romagna e di sostenerlo con il personale e i mezzi che Bologna non potrà continuare ad aumentare. Abbiamo bisogno per questo della stessa solidarietà che la Regione e i Comuni di Ravenna, Rimini, Cesena e Forlì ci hanno manifestato anche di recente.

15. Il trasferimento tecnologico
L'Italia perde vigore nella corsa competitiva sui mercati internazionali, e né Bologna né il suo territorio e in generale la nostra regione vanno esenti da questo generale declino creativo. L'Università è regolarmente evocata come componente fondamentale di ogni progetto di rilancio del territorio: più spesso per una sorta di obbligo rituale che per reale convinzione.
Il tema meriterebbe ben altro che le tacitiane note cui sono costretto. Mi pare tuttavia di dovere ripetere quanto ebbi già occasione di affermare in altra sede e cioè che Bologna deve puntare sui giovani anche per il suo rilancio economico.
Un progetto di rilancio dell'innovazione non può prescindere dai temi dei giovani e della cultura dei giovani. Le tre questioni si intrecciano fittamente: l'esperienza dei molti casi di successo dispersi nelle più varie aree geografiche ci indicano che i giovani talenti possono fiorire attorno alle grandi istituzione di studio e ricerca a condizione che nell'area si instauri un clima diffuso di rispetto per l'intelligenza, di apertura di credito alle capacità dei giovani, di curiosità per ciò che è nuovo. Allora la creatività può liberamente esprimersi, radicarsi e quindi tradursi in nuove performance produttive. La città creativa non è soltanto un'invenzione evocativa dei sociologi di Carnagie Mellon, ma una realtà operante a Glasgow e in altre città del Regno Unito.
L'attrazione stabile dei giovani talenti sarà per tutti noi l'obiettivo dei prossimi anni.
Ed è a questo concetto che si ispirano le molte iniziative universitarie già in campo o che lo saranno nel corso del 2004. Tra queste Alma Cube, il nostro incubatore di nuove imprese giovanili, che per effetto del successo ora vorrebbe raddoppiare, i molti spin-off avviati, T3Lab, che è un laboratorio di consulenza e ricerca pre-competitiva per la piccola impresa promosso da Associazione Industriali e Università, I-TechOff, che è un progetto sulla multimedialità cui partecipano Università, Aster e Fondazione Alma Mater, e poi Spinner, con gli stessi partner, per la promozione di nuove imprese.
Ma è soprattutto il quadro regionale che offre punti di riferimento di insolita fecondità. Tra questi va ricordata, innanzi tutto, la nuova Legge Regionale sul trasferimento tecnologico, che potrà intervenire a sostenere alcune delle iniziative già menzionate, e poi il nuovo progetto di un Distretto emiliano per la meccanica e l'automazione (HighMech), già approvato dal Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica, sul quale è previsto un consistente intervento finanziario del Governo e della Regione.

16. L'ateneo, la città e gli studenti
Desidero concludere ritornando agli studenti, isolando questo tema de "l'Ateneo, la città e gli studenti" rispetto al paragrafo del tradizionale diritto allo studio e collegandolo con quello appena delibato dell'innovazione, perché vorrei trasmettervi questo nuovo sentimento di attenzione e rispetto per quella che potrebbe manifestarsi come la più solida delle opzioni di rilancio del nostro territorio.
È qualche cosa di profondamente nuovo che si aggiunge al tormentato rapporto storico tra Studio e Città. Apprezzati per la ricchezza che essi apportano e mal tollerati per la loro esuberanza, essi continuano, come novecento anni fa, a propagare nel mondo l'immagine di Bologna e della sua Università e ad importare gli echi di tutte le culture del mondo.
Ma oggi c'è qualche cosa di più, poiché essi rappresentano le potenziali risorse chiave dell'economia. Noi sappiamo che il successo di un Paese dipende sempre meno da politiche economiche basate sugli incentivi per attrarre imprese, e sempre più dalla costruzione di ambienti che sappiano attrarre i giovani talenti creativi. Ogni 5 anni una nuova coorte di giovani si riversa sull'Università: c'è un flusso continuo di intelligenze nuove e vivaci che attraversa Bologna, che sosta per qualche tempo e poi, in larga misura, se ne va.
Per rendere stabilmente attrattiva questa nostra città occorre occuparsi più apertamente di essi, della qualità della loro vita, della loro domanda di cultura e della necessità di comunicazione. Abbiamo il vantaggio di sapere che l'Ateneo ha ormai assunto i modi di una "istituzione totale", poiché dopo una giornata spesa nell'ascolto delle voci dei professori, nelle attività operose dei laboratori e nei silenzi delle biblioteche, anche il tempo libero viene speso in ambienti fortemente penetrati e condizionati dalla presenza dell'Ateneo. Lasciatemi pensare che questa sia la "Studiosa Bononia" del Petrarca che rivive.
A queste esigenze si ispira il nuovo programma "Unibocultura", che da qualche mese ha preso il via e che intende fornire una cornice alle molte iniziative dell'Ateneo rivolte ai giovani: il premio Dams, Suoni dal Mondo, i concerti del Dams, del Centro della Voce, di Musica in Ateneo, e così via. Alle medesime esigenze, questa volta di comunicazione, tenta di rispondere il nuovo "Magazine" diffuso sul portale d'Ateneo. Ma quanta fatica e che solitudine! Viene in mente la confessione di Venedico Caccianemici, bolognese: "recati a mente il nostro avaro seno".

Mi avvio a concludere.
Ma prima di farlo devo rivolgere un ringraziamento fraterno ai Pro-Rettori: Prof. Busetto Pro-Rettore Vicario, Prof. Pupillo Pro-Rettore al Decentramento, Prof. Tega alla Riforma Didattica, Prof. Gambetta Pro-Rettore alla Riforma Gestionale, Prof. Grandi Pro-Rettore alle Relazioni Internazionali e Prof.ssa Monari Pro-Rettore agli Studenti. Continuate ad avere pazienza e fiducia.
Riconoscenza non inferiore debbo ai Colleghi della Giunta d'Ateneo, ai Dirigenti, e innanzi tutto al Direttore Amministrativo, Dott.ssa Fabbro, ai membri del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione.

Con molte speranze nell'animo, ma soprattutto forte della certezza dell'impegno di tutti i miei colleghi del corpo docente e ricercatore e del corpo tecnico-amministrativo dichiaro aperto l'Anno Accademico 2003-2004 dell'Alma Mater Studiorum, 916° dalla sua fondazione.
Cari Colleghi e carissimi Studenti, buon lavoro.


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