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Inaugurazione Anno Accademico 1998/99
Il discorso inaugurale del Magnifico Rettore, Prof. Fabio Alberto Roversi Monaco

Gentili Intervenuti,
   un sincero ringraziamento a Voi, per la vostra presenza ed a tutti coloro che anche quest'anno hanno lavorato con fiducia e disinteresse per l'Università.
Voglio indicare, anzitutto e soprattutto, i rappresentanti degli studenti negli organi accademici e, quasi riassumendo le strutture nelle singole persone, il Direttore Amministrativo Dott.ssa Ines Fabbro per l'amministrazione e i Pro Rettori Prof. Ettore Verondini e Angelo Varni per il Corpo docente.

L'entrata
  Il corteo e l'inizio della cerimonia
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La tradizione prevede che vengano forniti alcuni numeri e cifre che caratterizzano lo stato dell'istituzione. Ebbene, gli studenti iscritti lo scorso anno erano quasi 103.000 e non credo che quest'anno - ma i dati definitivi si avranno in primavera - questo limite verrà superato. Forse non verrà neppure raggiunto, poiché per la prima volta il calo delle matricole- del resto da tempo preventivato e fisiologico - investe anche l'Università di Bologna, che ad oggi vede una diminuzione del 7%.
Dopo i dati numerici quelli economico-finanziari: circa 800 miliardi le entrate, oltre 800 miliardi le spese (ciò è dovuto alla presenza di stanziamenti precedenti con esecuzione differita). Ma se consideriamo le partite di giro e le entrate dei Dipartimenti e delle amministrazioni separate superiamo largamente i 1000 miliardi.

II Corpo docente è in via di trasformazione per il consistente aumento del numero dei ricercatori: 124 entrati in servizio nel 1997/98 e 117 posti banditi nel corso del 1998. Di questi 150 finanziati da soggetti esterni all'Università (il che proiettato nel quinquennio implica una entrata aggiuntiva di circa 40 miliardi).
Ma il mutamento è anche qualitativo, nel senso che le operazioni di riequilibrio già affrontate, pur flebili rispetto alle esigenze reali ed a ogni principio di equa ripartizione delle risorse, hanno portato ad alcune Facoltà nuovi posti di ruolo; mentre altre Facoltà sono impegnate nella gemmazione di nuove lauree: principalmente quella in Scienze motorie, da parte della Facoltà di Medicina e di Scienze della Formazione e quella di architettura da parte della Facoltà di Ingegneria.
Soltanto quando il numero dei ricercatori sarà almeno pari alla somma dei professori ordinari e associati potremo dire di avere segnato una vera e significativa inversione di tendenza, agevolata dalla positiva novità dei contratti di ricerca di cui il nostro Ateneo ha moltiplicato il numero.
Dal Ministero ci attendiamo l'approvazione dell'Accordo di programma per lo sviluppo dell'Università Multicampus, il varo definitivo del Regolamento per le nuove procedure concorsuali, i provvedimenti sui dottorati di ricerca e su alcune semplificazioni amministrative, l'effettiva attuazione delle programmate Scuole di specializzazione in settori diversi da quelli tradizionali della Facoltà medica.
Non è mai stato nello stile di questo Ateneo rivolgere lamentazioni o richieste allo Stato o al Ministero.
L'autonomia universitaria conseguita in campo economico è un risultato di eccezionale rilievo, che purtroppo tende ad essere compresso; talvolta con direttive demagogiche (ad esempio il divieto di aumentare tasse e contributi), talvolta con interventi dei quali si può comprendere il significato se in sé e per sé considerati, ma del tutto assurdi se si inseriscono nel contesto universitario.
È questo il caso della normativa che limita la spesa e che è intervenuta quando già importanti programmi erano stati approvati e finanziati: nel caso di Bologna - che è il secondo Ateneo italiano per numero di studenti e il primo per offerta e didattica - per attuare il decongestionamento e il decentramento, peraltro imposti dalla legge e dai piani ministeriali.

Fabio Roversi Monaco
  L'inizio del discorso del Magnifico Rettore
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Per una realtà che deve necessariamente trasformarsi, il limite del fabbisogno è un non senso; si bloccano mezzi accumulati nel tempo, per realizzare grandi programmi; programmi bloccati in questo modo proprio nel momento, a lungo atteso, della loro attuazione.
Vorrei qui rassicurare i Colleghi: l'Ateneo ha a disposizione, nella sua programmazione finanziaria, i mezzi per far fronte a tutti gli interventi previsti e chiedo anzi ai Dipartimenti - che a partire dal 2000 saranno le uniche strutture di ricerca finanziabili sul nostro bilancio - di spendere più rapidamente, adottando l'impostazione del budget in relazione alle funzioni svolte e per funzioni omogenee.

In più occasioni, per qualcuno anche in troppe occasioni, mi è capitato di evidenziare l'eccezionale sforzo effettuato per aumentare gli spazi messi a disposizione delle attività didattiche e di ricerca.
L'elenco di quanto è stato fatto è imponente, ma va sottolineato un aspetto che forse potrebbe apparire ovvio.
L'Università non fa questo perché si è trasformata in una impresa di costruzioni o perché intende speculare sugli immobili o fregiarsi della proprietà di belle costruzioni.
Individuare, acquisire e arredare spazi idonei è una conquista culturale, una crescita doverosa, perché consente condizioni di vita e di studio che mirano a spronare gli individui, non a mortificarne le capacità e gli intenti.
Anzi, riguardando gli anni passati, mi domando se abbiamo fatto tutto il necessario per lasciare una traccia che testimoni che per una Università come la nostra l'utile non può essere mai disgiunto dal bello, e che operiamo per strutture destinate a durare.
La collocazione della Università nella città è un aspetto di questo programma; poiché gli studenti debbono vivere all'interno della città, in modo da propiziare una più intensa integrazione.
Senza gli studenti universitari Bologna sarebbe una città di anziani.
Dunque il problema è quello di valorizzare la presenza studentesca perché la città ne subisca effetti positivi, non contraccolpi.
A torto gli studenti sono accusati di avere contribuito al degrado di Piazza Verdi e del comparto universitario: è vero l'esatto contrario.
La scomparsa delle associazioni della presenza studentesca, specie a partire dagli anni 70, ha portato alla situazione attuale; situazione intollerabile e contro la quale è giunto il momento di individuare e applicare estremi rimedi.
I luoghi universitari. Voglio parlare soltanto del tradizionale plesso universitario: quello di via Zamboni, di via Irnerio, di via Belmeloro e delle altre strade ad esse collegate.
II programma prevede entro il 1999, il compiuto ripristino dei musei di Palazzo Poggi - percorso museale unico al mondo - che l'Ateneo si impegna a conservare aperti anche nelle ore serali, per ridare, con altre istituzioni, dignità a questo che è, complessivamente, il luogo più significativo della città. L'inizio del restauro di Palazzo Paleotti in Piazza Verdi, che è previsto per quest'anno, così come i lavori dell'ex Manifattura Tabacchi e la ristrutturazione del Collegio Irnerio, unitamente alla utilizzazione a parco studentesco dell'area dove attualmente insiste con altre la Facoltà di Agraria sono gli elementi portanti di questo disegno.
Non voglio fare cifre. Mi limito a sottolineare che si tratta di un centinaio di miliardi, spesi o stanziati, su progetti realizzati o in corso o appena iniziati.
L'insieme degli interventi edilizi importanti non sarebbe possibile senza la collaborazione del CNR per il Navile, del Comune di Bologna per la Manifattura Tabacchi, per il Palazzo Paleotti e per Villa Guastavillani, che la Giunta del Sindaco Vitali, con un gesto culturalmente rilevante e coraggioso, ha messo, pur conservandone la proprietà, a disposizione dell'Ateneo che molto investirà in essa.
Voglio qui ricordare anche i contributi delle associazioni private, come l'AGEOP, o di famiglie bolognesi come la Famiglia Seragnoli.

Goliardi
  Un gruppo di goliardi

Ma l'Università è fatta di uomini e di donne: di studenti e di docenti e non docenti.
Non c'è intervento edilizio o acquisizione di attrezzature che possano sostituire l'impegno di questi uomini e di queste donne.
Qui si innesta il problema più grave: il mancato colloquio tra docenti e studenti, che non dipende soltanto dai numeri e dai rapporti percentuali.
È soprattutto una questione di impostazione della propria presenza nell'Università.

La parcellizzazione del sapere, strumentalmente enfatizzata da molti docenti che si disinteressano assolutamente di quanto fanno i loro colleghi di facoltà o di settore disciplinare, rende assolutamente essenziale in alcuni casi - quello di Medicina ad esempio - la necessità di acquisire nuovi docenti che siano in grado di elaborare un pensiero ed un insegnamento originali nell'ambito di una visione ampia e globale di determinati saperi.
La mancata, sostanziale selezione del corpo docente, almeno di questi ultimi venti anni, ha reso il problema quasi insolubile, poiché un edificio si costruisce o si abbatte, un'apparecchiatura può essere sostituita, ma il docente di ruolo rimane incardinato - senza verifiche - per decenni nel posto che è riuscito a conquistare.
Questo elemento di rigidità, unito a varie forme di provincialismo, pone gli studenti, ai quali la scuola media superiore non ha insegnato né i valori, né la capacità di ragionare con autonomia di pensiero, di fronte ad interlocutori che preferiscono presentare enunciati piuttosto che discutere e che preferiscono la verifica dell'esamificio (dai più soltanto e apparentemente condannata) a qualsiasi altro tipo di controllo, che sarebbe necessariamente più impegnativo.

Lamberto Dini
  Il Ministro Lamberto Dini
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Ed è così che si conclude il "pactum sceleris"; fra chi enuncia senza insegnare, e soprattutto senza formare, e chi preferisce ciò, perché risulta più comodo e meno coinvolgente.
La sofferenza di coloro che credono nella Università, dall'una e dall'altra parte, è grande; ed è giusto che nei giovani diventi poi insofferenza.
Così ora ci troviamo con spazi fortemente accresciuti e con investimenti - già programmati - certamente sufficienti ad una Università che è destinata a calare nei numeri, ma con le coscienze appannate e con forti sentimenti di disaffezione.

Su ciò fanno leva le molteplici invitanti società private - non parlo certo di Atenei privati riconosciuti - che inducono gli studenti e le loro famiglie a spendere semmai dieci milioni per preparare tre esami, magari in qualche settimana. Tanto non si tratta di formare le - competenze di uomini, si tratta semplicemente di metterli in condizioni di imbonire i professori.
Lo spregio verso l'istituzione è anche questo, specie quando così si comportano coloro che protestano poi per un aumento di centomila lire dei contributi richiesti agli studenti.
In questo contesto, di mancata consapevolezza e di carenza nell'orientamento, di cui è responsabile anche il sistema universitario, si inseriscono le mode del momento: il concetto di Università come di un grande magazzino, promiscuo e frenetico, dove tutto può essere acquisito con il minimo reciproco impegno.
È per questo che va denunciato con profonda insoddisfazione il calo degli iscritti alla Facoltà di Scienze; il rifiuto - almeno apparente - di discipline basilari, come la matematica e la fisica. E non può soddisfare il fatto che in Bologna o, meglio, nei poli decentrati in Romagna, il numero delle matricole seguiti ad aumentare.
Talvolta sono i piani di studio, talvolta la cattiva gestione dei corsi di laurea che producono questi effetti: lo studente di Medicina, costretto da una tabella infausta a sette-otto ore giornaliere nei primi anni di corso, non può che subire un insegnamento di tipo enunciativo, poiché non ha il tempo di farsi un'idea dei concetti generali che riguardano la cultura, la ricerca, la scienza, che nessuno è impegnato ad insegnargli.
Le recenti dichiarazioni programmatiche del Presidente della Federazione regionale per l'industria, e la presenza di Silvia Noè, Presidente dell'API e dei rappresentanti dell'Associazione degli industriali, ci permettono di toccare in modo più incisivo un argomento più volte prospettato, anche in questa sede.
Il tema è quello dei rapporti con l'industria e in genere con le attività economiche.
È stato difficile comprendersi ed aggiustare il tiro.
Non abbiamo bisogno, per poterci maggiormente integrare nella vita economica e sociale di contributi "una tantum", anche se generosi.
Non abbiamo bisogno di parate e di convegni. Abbiamo bisogno di un rapporto istituzionale; rapporto che passa anzitutto attraverso le professionalità e le competenze dei singoli, ma che deve trovare nella Istituzione un effetto aggregativo, moltiplicativo, di completezza, e, in definitiva, anche di semplificazione.
L'Università può svolgere un ruolo importante nella formazione, con i diplomi di primo livello, specie nei confronti dell'artigianato e delle imprese, diverse da quelle industriali, con i corsi di laurea, che portano al titolo di dottore o di ingegnere e soprattutto con i corsi post laurea.
Si tratta, dicevo, di aggiustare il tiro e di chiedere alle associazioni di fungere da tramite per consentire un continuativo scambio, anche di competenze, nelle forme che la legislazione universitaria può consentire, ed una più continuativa presenza di giovani nel momento cruciale del loro apprendimento o perfezionamento all'interno dell'impresa.
Una nuova, inedita iniziativa è l'istituzione del "Collegio di Eccellenza", alla cui creazione l'Ateneo è giunto anche grazie alla Fondazione della Cassa di Risparmio, che ha messo a disposizione le borse di studio per i collegiali, selezionati con tanto rigore che dei trenta posti disponibili, ne sono stati assegnati soltanto venti.
A queste matricole "eccellenti", scelte prescindendo da limiti di reddito ed esclusivamente per merito, l'Università di Bologna garantisce oltre all'alloggio, all'esenzione delle tasse di iscrizione, all'acquisto dei libri loro necessari, il tutorato di docenti motivati e qualificati, nonché corsi aggiuntivi che, vertendo sulla bioetica, sul ruolo attuale della scienza e della tecnologia, sui caratteri della politica, sulle teorie della comunicazione e della conoscenza, sull'informatica, mirano a instaurare un dialogo interdisciplinare più stretto tra scienze umane e scienze della natura, valendosi di prestigiosi docenti dell'Università di Bologna e di docenti di altri paesi chiamati, anche a questo scopo, dall'Istituto di Studi Avanzati.
Esiste, al riguardo un collegamento con analoghe iniziative, già ben conosciute (Cambridge ed Oxford) o appena nate (Pavia, Siena, Heidelberg, Jena, Uppsala, Sorbona) nell'ambito di alcune Università scelte del gruppo Coimbra: primo concreto passo verso la ormai prossima realizzazione del dottorato di ricerca europeo.
Di grande importanza è l'attivazione, prevista per il l marzo 1999, dei corsi della Scuola Superiore in Giornalismo, realizzata dalla Facoltà di Lettere, d'intesa con la Federazione Regionale dei Giornalisti e con gli Ordini nazionali e regionali della Stampa.
Si tratta di inserire l'Università nel processo formativo delle nuove leve di un giornalismo volto alla ricerca di conoscenze approfondite dei vari settori della società, che solo una seria attività di preparazione, ad un tempo tecnologica e culturale, può consentire.
Ugualmente innovative sono le esperienze che si stanno organizzando in Romagna e che consentiranno di avviare una Scuola Superiore di Progettazione e di Design industriale ed un'altra in Organizzazione della città storica e del territorio. Frutto entrambe della ricerca di ambiti professionali ove le esigenze di un mercato del lavoro, in sempre più rapida mutazione, e quelle dell'approfondimento scientifico si incontrano, per individuare percorsi formativi in grado di offrire ai giovani opportunità di specializzazione direttamente collegate alle esigenze del mondo produttivo.
Nello stesso ambito di iniziative sarà realizzata, sempre presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, a partire del febbraio 1999, la Scuola Superiore di Studi Umanistici che sta prendendo corpo con il contributo della esperienza internazionale del prof. Umberto Eco e della sua incisiva presenza.
Ma la grande sfida è anche quella dello sviluppo e della valorizzazione delle competenze tecnologiche, che deve investire non la singola impresa, ma sistemi di imprese, e che deve trovare nuove forme di collaborazione, conosciute e predefinite, in guisa sì da agevolare e non distruggere sul nascere, a causa di impedimenti o incertezze burocratiche, gli intenti costruttivi che esistono in questa direzione.
La sola presenza di questa Università, con una completezza di offerta didattica e di ricerca che non trova paragone in Italia, rappresenta di per sé un fattore determinante; se a questo si aggiunge l'alta qualità della presenza industriale in Emilia, in Romagna e nel Nord Italia, e la ricchezza non soltanto economica, si ha la dimostrazione della possibilità di operare in modo estremamente incisivo: in questo senso si muove l'accordo stretto con SGS Thomson e quello con Ericsson.
Si è tanto parlato di "spin-off" accademici presenti negli Stati Uniti ed in varie parti dell'Europa, come fattore di successo nella creazione di nuove imprese.
Esiste anche la chance data dall'esistenza, in ambito universitario, di luoghi dove nuove imprese, comunque costituite, possano trascorrere i primi periodi della loro attività in un ambiente non protetto, ma incentivato. Anche se queste imprese non sono direttamente legate all'ambito universitario. Il cosiddetto "incubatore" rappresenta una occasione in più per queste iniziative. Non risolve tutti i problemi connessi alla creazione di nuove imprese, ma crea la piattaforma e un punto di leva per selezionare le mosse successive.
In questo modo l'Università attiva risorse libere, svolge con evidenza un ruolo nella società, si integra con la realtà economica nazionale e internazionale, poiché i cosiddetti incubatori, e semmai i cosiddetti parchi scientifici, intesi come luoghi visibili e connotati, sono legati fra loro su scala europea.
Se l'Università deve essere l'espressione della società della conoscenza, le relazioni con il sistema sociale ed economico debbono divenire più intense, sviluppando una capacità di gestione della conoscenza che sfocia in attrazione, in integrazione e che si può tradurre in produzione diretta.
Tutto ciò anche per dare un senso e un significato non meramente teorico alla ricerca di base e all'insegnamento di base, che sono e debbono essere tipici dell'Università.
In questo senso la Legge 196 del 1997 (art.14) che prevede il distacco temporaneo di ricercatori e la loro permanenza in azienda ha un forte rilievo, anche se risulta poco utilizzata, per le evidenti reticenze che residuano.
Vorrei ancora rilevare che l'Università, nell'aprire maggiori spazi alla ricerca applicata, arrivando attraverso di essa all'analisi e alla comprensione di un più vasto ambito di questioni economiche con forti riflessi sociali, non viene certo meno al suo obiettivo che è quello di proseguire la ricerca fondamentale volta ad approfondire la conoscenza dell'uomo, dell'ambiente naturale e sociale e della natura.

Vittorio Bonomini
  Il prof. Vittorio Bonomini
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Quando si parla di una Università immersa nella società, infatti, si deve tener conto di almeno tre obiettivi :
1) mettere alla portata del maggior numero possibile di cittadini, a determinate tappe della loro vita, l'insegnamento di livello universitario;
2) contribuire al rinnovamento economico e allo sviluppo istituzionale attraverso la formazione permanente;
3) partecipare all'integrazione sociale e contribuire a ridurre l'emarginazione sociale. Di questo capitolo in particolare fa parte il dovere nei confronti di coloro che risiedono in Italia pur appartenendo a nazionalità e culture diverse dalle nostra.

Sotto questo profilo l'Università può e deve giocare un grande ruolo sul piano politico, culturale e religioso valorizzando particolare la conoscenza e gli studi sull'Islam.
Certamente in un mondo in rapido mutamento queste attività, che si aggiungono a quelle tradizionali, portano a gravi difficoltà ed al rischio di un'impossibilità di gestione, ma non possiamo rinunciarvi, poiché da tempo la gamma delle attività alle quali le Università si dedicano - al di là della loro funzione tradizionale mirata alla formazione di gruppi elitari di giovani o alla ricerca - dimostra che questa esigenza della società è stata ben avvertita.
Del resto la crescita di organismi esterni all'Università che si impegnano a fornire alcune di queste attività è la dimostrazione di una forte, persistente domanda. Non dobbiamo considerarla una minaccia, ma un terreno di confronto potenziale e di sviluppo.
Ora gli Atenei dovranno confrontarsi con l'autonomia didattica e, dopo avere subito gli effetti di un eccessivo mutare di opinioni e di disegni, dovranno adeguarsi a quanto hanno statuito i ministri europeii il 25 maggio 1998 in Parigi.
La dichiarazione congiunta ha per titolo "L'organizzazione della architettura dei sistemi di istruzione superiore in Europa" e prevede due cicli universitari principali, uno di primo e uno di secondo livello, entrambi con il riconoscimento internazionale e quindi con valore pienamente professionalizzante.
L'impatto di questa dichiarazione sul sistema universitario italiano potrebbe essere violentissimo, ma anche l'occasione di un profondo mutamento positivo, purché si tenga conto della specificità di alcuni settori disciplinari.
È difficile, infatti, pensare che in tutti i casi il titolo di primo livello, che ha durata triennale, possa conseguire l'obiettivo di fornire allo studente una formazione culturale e professionale compiuta, spendibile sul mercato del lavoro, tale comunque da consentire l'accesso a molte delle attività per le quali attualmente si richiede la laurea.
Con la semplificazione dei titoli e dei corsi che si collocano rispettivamente in serie anziché in parallelo, ci rendiamo più omogenei al sistema europeo; ma questo può ritenersi un risultato sufficiente?
È una questione complessa, con la quale ci dovremo misurare e che si connette ad un aspetto di elevata positività: il riconoscimento del ruolo del Corsi post laurea.
La strada seguita dal Ministero, con la creazione della Scuola di Specializzazione per le professioni legali, di Magistrato, di Avvocato, di Notaio, e quella per Insegnanti - pur in grave, inaccettabile ritardo -, sono passi di grandissimo rilievo e, direi, la condizione perché si possa pensare alla possibile coesistenza di un diploma di primo livello e di un diploma di laurea, seguito da successiva specializzazione.
In questo caso non basta la buona volontà dei singoli; risulterà fondamentale la capacità delle facoltà di rinunciare almeno in parte al ruolo corporativo, troppo spesso seguito.
A fronte di un rivolgimento di questo tipo, la difesa ad oltranza dei rami secchi del sistema, basata sulla titolarità della cattedra, intesa come attaccamento alla singola disciplina, deve cedere il passo alla necessità di dare spazio a nuovi settori di ricerca e alla valorizzazione non di singoli insegnamenti, ma di più ampi raggruppamenti disciplinari.
La formazione permanente e la volontà di cambiamento, infatti, non possono investire soltanto il mondo esterno alle Università, ma debbono essere parte fondamentale dell'approccio degli Atenei al loro possibile rinnovamento.
L'amicizia che ci ha dimostrato il Ministro Dini, e non soltanto nel corso di quest'anno, è una delle ragioni dell'invito che Egli ha accettato con tanta cortesia in un momento così difficile.
Voglio serbare fede alla parola data e quindi ridurre al massimo le citazioni, ma non posso non rimarcare l'apertura - il 29 di ottobre - della sede dell'Università di Bologna in Buenos Aires per attività post laurea, la prima a tale livello di una Università Europea in America Latina, nonché la convenzione per una gestione parzialmente comune dell'Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma.
A questo si aggiungono le numerosissime convenzioni favorite dal Ministero degli Esteri nell'ambito di una politica nuova che ha trovato un suggello di grande peso culturale nella presentazione avvenuta nel dicembre 1997 ad opera del Ministro Dini di un documento di studio e di intenti al riguardo.

Inaugurazione dell'Anno Accademico
  L'inaugurazione dell'Anno Accademico
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La nostra speranza e la nostra convinzione è che in questo modo l'Ateneo di Bologna possa ritrovare, pur nell'ambito di una situazione generale così profondamente modificata, il ruolo che, fin dall' XI secolo, lo fece unico e celebrato nell'intera Europa.

Con questo auspicio dichiaro solennemente aperto l'Anno Accademico 1998-99, 911° della Fondazione.


I filmati riportati in questa pagina sono tratti dal video Attualmente...911 anni fa (regia della dott.ssa Beltrami) disponibile presso il CITAM o visionabile interamente in formato Real Video.
Real Video 76 min
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