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Inaugurazione Anno Accademico 1999/2000
Il discorso inaugurale del Magnifico Rettore, Prof. Fabio Alberto Roversi Monaco

Signor Presidente del Senato della Repubblica, Senatore Mancino - e nel ringraziare Lei per la cortesia con la quale ha accolto il nostro invito, considero di ringraziare contemporaneamente le Autorità civili e militari dello Stato che partecipano a questa cerimonia - Eminenza Reverendissima, Signor Sindaco, sempre attento nel corso di almeno 14 anni di collaborazione alle esigenze e ai problemi dell'Università, sempre costruttivo anche all'inizio di un mandato per il quale a nome dell'intero Corpo Accademico Le formulo gli auguri più fervidi, gentili illustri Colleghi che venite da altre Università e da Organizzazioni sovranazionali, studenti, colleghi Rettori delle altre Università italiane, Signore e Signori è questo il 912° anno di vita dell'istituzione universitaria - di quella di Bologna come dell'istituzione universitaria in assoluto.

L'occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico deve connettersi forzatamente alle indicazioni di quello che si è fatto, dei risultati conseguiti, della descrizione di quanto è avvenuto all'interno dell'Università.

Il Rettore
 

Non è questa la mia intenzione, ma non voglio venire completamente meno a questa tradizione e fornirò quindi alcuni dati che potranno dimostrare quanto sia viva e vitale l'istituzione universitaria di Bologna, intendo dire l'Alma Mater Studiorum Università di Bologna, formata dalla sede di Bologna, di Forlì, di Rimini, di Ravenna e di Cesena secondo la denominazione innovativa, ma non nuova, appena adottata dal Senato Accademico.
Ebbene gli studenti, con qualche leggero margine di errore saranno oltre 103.000, i docenti e ricercatori saranno nel corso di quest'anno accademico circa 2800, il budget, considerando anche i residui dell'anno scorso di circa 1300 miliardi.

I corsi di laurea fanno di Bologna l'Università con la maggiore offerta didattica del nostro Paese attraverso le nuove Facoltà istituite, quelle sdoppiate, quelle da istituirsi, quando i competenti organi accademici lo vorranno, in attuazione dell'Accordo di programma lungamente perseguito e realizzato con l'apporto determinante del Ministro Ortensio Zecchino che voglio salutare e ringraziare con particolare calore per quanto ha fatto con tanta intelligenza per il nostro Ateneo.

L'incremento degli spazi in questi anni è stato anch'esso molto rilevante.
Le cifre in sintesi sono queste: 684.000 metri quadri di nuova acquisizione o restaurati e messi a norma o programmati e finanziati per un importo di 1099 miliardi in 14 anni.
Ma con questo intendo concluso il compito di fornire gli elementi di giudizio che doverosamente debbono essere portati a conoscenza dei Colleghi, degli studenti, della società e che saranno oggetto di ben più analitica ubblicazione.

Vorrei quest'anno parlare della proiezione esterna dell'Università, del suo desiderio di vivere nel tempo che le è dato nel segno dell'innovazione, al servizio della società, delle istituzioni, delle imprese, dei giovani e nel rispetto di principi etici che essa stessa è chiamata a introdurre e difendere. Poiché le Università debbono esplicare un ruolo decisivo nel promuovere una visione meno riduttiva della cultura in cui sia le discipline umanistiche sia le scienze abbiano un posto naturale; in cui la scienza si allontani dalla idea esclusiva del dominio sulla natura per corrispondere più da vicino a quello che potremmo chiamare un nuovo Umanesimo.

Non più intenti discriminatori, non più il pretesto della specializzazione per costruire barriere invalicabili fra le varie discipline, ma valorizzazione della interdisciplinarietà, che è rimedio ancora insufficiente a fronte di una male fondamentale quale è quello della disgiunzione culturale che si è andata radicalizzando all'interno dell'Università.
Poichè l'Università è immersa nella società, trasmette ad essa e riceve da essa impulsi. Questo processo va reso conoscibile, va razionalizzato, va incentivato perché in questa epoca è la vera e propria ragione di essere di questa gloriosa istituzione.

1. All'esterno di questa Aula Magna il personale tecnico e amministrativo ha espresso la propria protesta; una protesta giusta, per i ritardi, per il mancato adempimento di promesse fatte, per le condizioni economiche e per il mancato riconoscimento del merito che toglie ogni entusiasmo ai chi, nelle nostre strutture scientifiche e didattiche, svolge un'attività ed un ruolo altrettanto importante di quello svolto dai docenti e ricercatori.
L'Università come istituzione, il Ministero a livello centrale, devono rivedere in termini radicali questo rapporto. La fase dell'indifferenza deve considerarsi definitivamente chiusa, in nome della nostra presenza nella società con questo segmento fondamentale che alla società ci collega, poiché oggi non esiste neppure in ipotesi una Università di grandi pensatori o scienziati che sia in grado di trasmettere all'esterno il frutto del suo lavoro, senza apparati complessi, adeguatamente organizzati e motivati.

2. In questo contesto si inserisce anche l'esigenza di respingere ogni tentativo, esistente ancorchè isolato, di chiusura e di auto referenzialità. Abbiamo tanto fatto e tanto abbiamo da fare che non ci può spaventare il giudizio del mondo esterno.
Alla città l'Università fornisce da nove secoli un apporto ineguagliabile e insostituibile di ricchezza intellettuale e materiale attraverso i suoi studenti.
Ma le istituzioni cittadine e il paese intero ci giudicano; e ci giudicano per quello che sappiamo e sapremo dare a questi giovani che vengono da tutta Italia. Per questo l'attività formativa deve essere particolarmente curata e le lacune e le zone di scarso impegno, che pur ci sono, devono essere eliminate.
Ho detto questo tante volte e altrettante volte c'è stato chi ha voluto fraintendere e si è offeso.
L'affermazione del pieno adempimento dei doveri accademici è volta a tutelare la grande maggioranza dei colleghi che li esercita con pienezza di impegno, così come è volta, a rimarcare l'esigua minoranza, rappresentata poi sempre dalle stesse persone, che non intende adeguarsi all'impegno degli altri colleghi e agli stessi doveri che la normativa imporrebbe e che considera semmai una pericolosa innovazione il processo di valutazione della didattica da parte degli studenti che è in atto.

3. Ma non è solo questione di presenza quantitativa nell'Ateneo. Questa presenza deve essere vigile.
La conoscenza dev'essere sempre al passo con i tempi. La capacità di cogliere l'innovazione e di trasferirla nell'attività didattica e di ricerca deve esprimersi giorno per giorno in un processo continuo di adeguamento.
Questo ci chiedono le strutture sociali, le strutture economiche, le istituzioni. Per questo esistiamo con la nostra missione transecolare (Morin).
In ragione di questo siamo legittimati a richiedere alle forze economiche, specie ai privati, un maggiore apporto, una maggiore considerazione, un maggiore impegno ed alle istituzioni pubbliche una sempre costante considerazione del nostro ruolo, così come è avvenuto nel corso di questi ultimi 4-5 anni con il Comune di Bologna, Sindaco Walter Vitali, e con la medesima istituzione in questi mesi Sindaco Giorgio Guazzaloca.

4. Allargando lo sguardo alla società regionale vorrei ricordare ai dubbiosi o ai critici, che per lo più non conoscono la situazione, non hanno visitato i luoghi, non hanno parlato con i giovani, che la proiezione dell'Università di Bologna in Romagna ha assunto un significato di arricchimento e di sviluppo che non esiste in alcuna parte del territorio nazionale.
Il programma di decongestionamento di Bologna in relazione al Piano Triennale e agli accordi intervenuti con le singole sedi, le modifiche statutarie apportate per dare maggiore forza alle strutture di governo di ciascuno polo, in sé e per sé considerato, e nei rapporti con gli organi di Governo di Bologna, hanno effettivamente disegnato una struttura Multicampus, che richiede certamente perfezionamenti e aggiornamenti, ma che rappresenta la conquista più significativa di questi anni.
Nella città romagnole, emerge con chiarezza il ruolo vivificante delle istituzioni universitarie, i vantaggi che ne derivano all'economia cittadina e regionale.

Prof. Panebianco

5. Il programma volto a costruire nuove imprese attraverso incubatori di impresa o spin off accademici, sta portando a significativi risultati e non è più una mera enunciazione.
E' una esperienza che può diventare entusiasmante e sulla quale poggiano molte delle nostre prospettive per il futuro, anche attraverso il collegamento con l'Unione Europea. La Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna si è molto impegnata prevedendo un programma, primo in Italia, di valorizzazione degli incubatori di impresa.

Esiste ora effettivamente la change di luoghi dove nuove imprese, comunque costituite, possano trascorrere i primi periodi della loro attività in un ambiente non proteso, ma incentivato. Anche se queste imprese non sono direttamente legate all'ambito universitario. Il cosiddetto "incubatore" rappresenta una occasione in più per queste inziative. Non risolve tutti i problemi connessi alla creazione di nuove imprese, ma crea la piattaforma e un punto di leva per selezionare le mosse successive.
In questo modo l'Univeristà attiva risorse libere, svolge con evidenza un ruolo nella società, si integra con la realtà economica nazionale e internazionale, poiché i cosiddetti incubatori, e semmai i cosiddetti parchi scientifici, intesi come luoghi visibili e connotati, sono legati fra loro su scala europea.
Tutto ciò anche per dare un significato non meramente teorico alla ricerca di base e all'insegnamento di base tipici dell'Università.

Ma la realtà è ora anzitutto realtà trasnazionale e sovranazionale. Il ruolo del nostro Ateneo è degno delle sue origini Trenta Ministri hanno firmato il 19 giugno di quest'anno una dichiarazione congiunta sullo spazio europeo dell'istruzione superiore che investe a fondo le relazioni fra i sistemi universitari.
I Ministri Europei sono partiti dai principi fondamentali sanciti nel 1988 nella Magna Charta Universitatum di Bologna, hanno ricordato la dichiarazione della Sorbona del 25 maggio 1998, hanno definito, anche in parziale antitesi con altri sistemi di istruzione e di formazione, lo spazio europeo della cultura come strumento essenziale per favorire non soltanto la formazione e la cultura dei giovani, ma la circolazione dei cittadini e le possibilità di occupazione per lo sviluppo dell'intero continente.

Poiché l'Europa della conoscenza è il fattore insostituibile di crescita sociale, professionale e, finalmente lo si dica a chiare lettere, di crescita umana per affrontare i problemi del nuovo millennio, riconoscendo consapevolmente l'esistenza di valori condivisi e l'appartenenza ad uno spazio sociale e culturale comune disegnato dalla storia. Non si tratta di parole vuote, ma dell'impegno formale a realizzare comunque entro il primo decennio del 2000 modelli organizzativi che attraverso il riconoscimento dei crediti didattici, il riconoscimento pieno di tutti i titoli a livello europeo, lo sviluppo della mobilità di studenti e docenti, la promozione della cooperazione alla ricerca rientroducano un sistema del sapere e della conoscenza che coinvolga l'intera Europa.
Tutto questo richiede un profondo rivolgimento interno, culturale ed organizzativo; richiede una forte capacità di mettere in discussione le modalità di esercizio del proprio ruolo.

Da parte del personale tecnico amministrativo al quale richiedo disponibilità all'innovazione e al mutamento e da parte dei docenti. E' una Università faticosa o, se preferite, ancor più faticosa di quella che conosciamo e che ci troveremo di fronte nei prossimi anni.

I programmi e metodi di insegnamento, l'organizzazione delle strutture di ricerca e delle strutture di assistenza, i sistemi bibliotecari, l'organizzazione informatica della comunicazione : tutto ciò deve mutare e far mutare i docenti.
I decreti di area sanciranno un modo diverso di insegnare e di organizzare la successione degli studi: le discipline destinate ad esaurirsi in un triennio non possono essere insegnate come lo erano le stesse quando le discipline erano spalmate su 4-5 anni. Il livello di approfondimento del biennio ulteriore deve essere articolato diversamente rispetto al passato.
La specializzazione e il dottorato di ricerca devono essere concepiti in una successione temporale e logica determinando la necessità di cambiare metodi, finalità e strumenti dell'insegnamento.
L'Università di Bologna non ha destinato risorse per farsi pubblicità, ma non c'è dubbio che se vorremo conservare l'utenza studentesca che ha chiesto e chiede ad ora di studiare a Bologna, dovremo cambiare molte cose.
Ed intendo riferirmi con ciò anche all'allocazione delle risorse, alla soppressione di corsi di laurea e diplomi orami inariditi Non posso non rimarcare anche quest'anno, ma lo faccio per ribadirne la insostituibilità e la necessità di un processo di valorizzazione, l'ulteriore caduta delle iscrizioni nella Facoltà di Scienze, sintomo non dubbio che qualche cosa non funziona nel modo di presentare questa Facoltà ai giovani e nel modo di renderla comprensibile.
I numeri dicono che i professori di prima fascia calano lentamente, che sono in stallo i professori di seconda fascia, ma che aumenta il numero dei ricercatori.
Finalmente!
Questo è il frutto di un lavoro durato anni e se questa impostazione non cambierà, riusciremo a creare nuovamente le condizioni per uno sviluppo di carriera basato sul merito poiché senza questo sistema una comunità scientifica è destinata ad inaridirsi.

6. Nel valutare l'Università per la Società diviene traumatico rilevare che, in un momento di intenso bisogno, sia tuttora conflittuale il rapporto fra il Sistema Sanitario Nazionale e le Facoltà Mediche di tutta Italia. Una lotta, una pretesa di supremazia inutile, che vede spesso il malato all'ultimo posto nella graduatoria degli interessi, uno scambio di reciproci affronti del tutto assurdi.
La progressiva devastazione di un sistema ha annullato il retaggio di periodi di grande qualità nell'assistenza e nella ricerca medica.
Le scelte dell'Ateneo di Bologna sono state scelte innovative, anche se non ancora del tutto applicate. Molti sono i critici che vogliono improvvisare ora una separetezza istituzionale quando la storia ci ha dimostrato che tale separatezza è fallace, incompleta, non concludente.
La storia medesima ci testimonia che ogni forma di burocratizzazione di eliminazione del merito, di mancato riguardo verso le esigenze di autonomia scientifica dei veri ricercatori porta al degrado del sistema complessivo.
Né privilegi, né svalutazioni del ruolo. Questo chiedono, credo, i ricercatori universitari impegnati nell'attività di assistenza. Questa richiesta è retta, va accolta, va sostenuta, va difesa comunque.
Nello stesso tempo ogni idea di sdoppiare il SSN per creare sistemi paralleli è da respingere perché il Paese non se lo può permettere. Questi sono i due limiti nell'ambito dei quali i Ministri competenti dovranno trovare prestissimo una soluzione concordata.
Voglio tornare ai giovani alcuni eccellenti e fra essi a quelli che si iscriveranno al secondo anno nel Collegio di Eccellenza e a quelli del primo anno.
E' un esperimento che, in mezzo a grandi difficoltà, superate attraverso l'impegno determinante del Prof. Battistini, sta dimostrando la sua validità: giovani vengono da tutta Italia, alcuni di essi saranno sicuramente ricercatori nel nostro Ateneo e nell'ambito di questo Ateneo trovano e troveranno già attive Scuole Superiori nell'ambito delle discipline umanistiche, del design, del giornalismo e troveranno anche attraverso l'effettiva funzione dell'ISA l'occasione per rafforzare i contatti con ricercatori stranieri e italiani nostri ospiti chiamati ad occupare la Villa Guastavillani che a partire dal prossimo ottobre, passato il periodo destinato alle esigenze giubilari, sarà sede dell'Istituto.

L'Università è dunque in questa Città e in questa Regione al centro di un sistema complesso di rapporti: è elemento al centro della società e della sua operosa specificità lo è per il sistema sanitario; in quello museale rinnovato, in quello bibliotecario.
Lo è ormai nei rapporti con le Scuole Superiori con l'orientamento, la creazione di nuove professionalità per settori di mercato nuovi. Lo sta diventando per lo sviluppo di imprese nuove tecnologicamente avanzate, per lo sviluppo dei rapporti internazionali, anche sotto il profilo economico.

Lo è infine per lo sviluppo di una cultura della tolleranza, volta ad evitare ogni emarginazione ed a svolgere un ruolo attivo nella conoscenza e integrazione delle culture come stiamo facendo attraverso la costituzione di un Centro Interdipartimentale di ricerche sull'Islam.
La disponibilità dei Colleghi della CRE e del suo Presidente Kenneth Edwards il sostegno del Segretario Generale Andris Barblan mi consentono di annunciare come imminente la costituzione in Bologna di una struttura voluta dalla CRE e da altre organizzazioni sovranazionali che conosca ed informi sulle reali condizioni degli Atenei dal punto di vista del rispetto delle libertà accademiche : di quelle degli studenti, di quelle dei docenti, di quelle delle Istituzioni complessivamente considerate.
Questa struttura che per ora definiamo Osservatorio ha il compito di studiare l'evolversi delle Università in Europa e nel mondo, il loro rapporto con la società anticipando le linee del futuro ruolo delle Università nel rispetto dei parametri definiti come comuni.
Tutto questo richiede uno studio sistematico e comparativo, svolto in termini di obbiettività e di indipendenza, in modo tale che le indicazioni che l'Osservatorio fornirà al sistema universitario europeo siano caratterizzate da elementi di chiarezza, imparzialità, profondità, tali da assicurare all'Osservatorio medesimo prima la visibilità, poi la piena credibilità e infine la possibilità di incidere, nei modi in cui può farlo una struttura fondamentalmente caratterizzata da un apparato intellettuale, sulla definizione delle normative europee ed universitarie.
Ed è precisamente a questo punto che si inserisce il secondo ruolo dell'Osservatorio : quello di rendere nota al sistema universitario europeo e mondiale ogni tendenza in atto che, all'interno degli Stati o comunque delle comunità, miri a distruggere il ruolo creativo e culturale degli Atenei, attraverso ogni forma di comprensione delle libertà accademiche : sia quella della istituzione universitaria in quanto tale nei confronti di ogni potere; sia quella dell'autonomia ed indipendenza del singolo docente nell'ambito delle strutture in cui opera e nell'ambito della società che è chiamato a servire; sia, infine, quella degli studenti, che sono il fine ultimo e la ragione prima dell'esistenza dell'insegnamento universitario e che debbono essere formati come uomini e donne prima ancora che come esperti, come professionisti, come tecnici.


I filmati riportati in questa pagina sono tratti dal video Attualmente...912 anni fa (regia di Loretta Guerrini; riprese a cura della RAI) disponibile presso il CITAM o visionabile interamente in formato Real Video.
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